EXPO 2015: Una triste storia italiana.

Testo: Nicolò Marangoni
Fotografie: Giacomo Cosua

Vent’anni dopo l’inchiesta “Mani Pulite”, che portò alla luce quel sistema di corruzione che infestava la classe politica italiana, cos’è cambiato? Nulla.

Quel cancro di rapporti tra affari e politica torna a ripresentarsi alla vigilia delle elezioni europee e colpisce in pieno petto il giovane e molto fragile governo Renzi. Di cosa stiamo parlando? Del giro di corruzione attorno all’EXPO 2015.

Non addentriamoci in tecnicismi burocratici e finanziari, non parliamo in un finto politichese che non ci si addice. Cerchiamo di capire quanto questa ennesima delusione, delusione soprattutto da parte degli investitori internazionali, possa portare l’Italia in un baratro ancora più profondo rispetto a quello in cui già si trova.

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La combinazione Renzi/EXPO 2015 può essere – o meglio, poteva essere – il mix giusto per risollevare l’Italia, dopo un ventennio di disfacimento politico, sociale ed economico. Ma di fronte a questa ennesima storia italiana, il governo si trova di fronte un ostacolo forse insormontabile per riuscire a portare a termine il suo obiettivo principale, ovvero quello di ripulire il paese dalla vecchia classe politica marcia e corrotta.

Possiamo ancora salvarci? Possiamo ancora salvare l’EXPO 2015? In un paese normale si potrebbe, ma come lo stesso Guy Dinmore ha scritto sulle pagine del Financial Times “l’Italia non è un paese normale”. Si parla di un evento che si terrà il prossimo anno, e per un’inchiesta di questa portata, soggetta alle lentezze burocratiche del sistema giudiziario italiano, il verdetto non arriverà a breve: si rischia di giungere ai giorni dell’EXPO con i banchi delle aule dei tribunali occupate da quegli stessi soggetti che dovrebbero promuovere l’esposizione. E L’Itaia non può permetterselo.

Gli investitori stranieri sperano che il governo Renzi riesca a portare a termine il suo piano di riforme. In caso contrario questi investimenti, vitali per il nostro paese in questo momento, se ne andranno, e anzichè risalire la china, sprofonderemo.

L’EXPO era la vetrina ideale: si parla di una partecipazione di 147 tra paesi e organizzazioni internazionali, 20 milioni di visitatori, 60 mila posti di lavoro e 10 miliardi di guadagno, in cui gli Italiani potevano mostrare al mondo quelle eccellenze che solamente noi possediamo.
Un contesto in cui l’Italia poteva riguadagnare la fiducia internazionale che si merita, e lanciarsi in nuovo percorso di crescita economica e sociale.

Invece no: la triste storia italiana si ripete. Abbiamo ben poco per cui essere “Positive”.

Redazione Positive Magazine

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