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Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti
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Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti

Nella foto, Ilaria Cucchi.

Editoriale del Direttore

“…Anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti..”

Così recitava una parte del brano “la canzone del maggio” di Fabrizio De André.  Il titolo di questo editoriale lo dedico a tutti quei rappresentanti dello Stato che hanno infangato la propria divisa e i camici da dottore e infermiere con il sangue di Stefano Cucchi. La sentenza di oggi è qualcosa di vergognoso, che fa mettere in dubbio il senso di giustizia e di equità che dovrebbe essere una delle colonne portanti del nostro paese.

Non sono bastate tutte le fotografie, le prove, gli strazianti racconti della madre e una sentenza di primo grado che in qualche modo faceva capire che qualcuno di colpevole c’era davvero.

Il volto tumefatto e un corpo maltrattato non lo dimenticheremo mai: La colpa di Stefano Cucchi è di essere finito nelle mani della mala giustizia, di persone che invece di indossare la divisa e il camice e lavorare con rispetto e professionalità, hanno lasciato morire Stefano Cucchi come un animale.

L’unica verità che invece emerge oggi dalle carte bollate, è che i giudici con questa sentenza così violenta nei confronti della famiglia hanno deciso di non decidere, di non volersi sporcare le mani e di delegare ad altri il giudizio. La preoccupazione più grande però è che la Cassazione probabilmente non sarà in grado di mettere in ordine al caos creatosi durante la lettura della sentenza in corte d’appello.

Bisogna cambiare questa Italia, i politici continuano a ripeterlo: se poi però manca la volontà, è difficile credere agli slogan.

Così non si può più andare avanti.

Giacomo Cosua.

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