La rivalsa del Reale: Museo Correr

Museo Correr: La rivalsa del Reale

Italia, 17 gennaio 1963.

“Grosz pornografo?” si intitola un articolo di Luigi Scatturin (Cronaca Forense, anno I, n. 3-4, maggio-ottobre 1963, in “Cronaca Forense, Avvocati veneziani negli anni ’60: impegno e modernità e democrazia”, 2010) che si interroga sulla sentenza che aveva condannato come osceno il pittore tedesco George Grosz secondo il tribunale autore di “turpi disegni”, esposti in occasione ad una sua mostra in una galleria romana.

“Opere oscene e soggette ai rigori della legge in quanto tale (…) figure femminili, nude o seminude, in forme e atteggiamenti impudichi, turpi, ripugnanti(…) in quanto soltanto le nudità delle opere dei grandi pittori, e scultori antichi non sono mai lascive e non suscitano desideri impuri.”

E’ del 1919 la cartella Gott mit uns (Dio è con noi) nella quale il pittore George Grosz, nato a Berlino nel 1893 e noto autore di litografie derisorie sul mondo della Germania postguerra, attacca gli alti gradi dell’esercito per la follia della Prima Guerra Mondiale e per la loro connivenza con il sistema politico corrotto instaurato nel dopoguerra. A causa di queste opere Grosz e il suo editore Wieland Herzfelde, vennero arrestati e condannati per diffamazione ed entrambi furono costretti al pagamento di una sanzione e al ritiro di tutte le copie dell’edizione.

Nel 1933, con la salita di Hitler e l’avvento del nazismo, Grosz fu considerato un artista degenerato e per questo motivo lasciò la Germania per insegnare a New York dove ottenne la cittadinanza degli Stati Uniti. Ed è nel 1929 che il fotografo August Sander pubblicò 60 fotografie del suo progetto Uomini del xx secolo (con il quale intendeva documentare l’ampia gamma di tipi umani presenti in quel periodo in Germania), nel volume Il volto del tempo. Nel 1936 il regime nazista mise al bando l’opera e sequestrò le lastre fotografiche di Sander, che nei suoi scatti aveva dato dignità a tipologie sociali che il regime considerava “degenerate”. Durante il Terzo Reich molti artisti saranno dichiarati “degenerati” dal ministro della Cultura, e tra il 1933-45 molte delle loro opere andranno distruttre, vendute o disperse.

Cos’è che ha fatto si che questi artisti venissero banditi e designati all’epoca come artisti degenerati e banditi poi negli anni futuri? “Troppo” realismo. Arte si, ma tollerata solo se “lontana dalle cose di questo mondo” per riprendere la sentenza del tribunale italiano riportata sopra.

Il realismo, punto di partenza di quel processo storico di spaesamento e di inquietudine ma anche di distaccato o di ipertrofico rapporto con la realtà, da alcuni anni era diventato l’ossessivo oggetto della ricerca di numerosi artisti tedeschi presentati sotto l’etichetta Neue Sachlichkeit da Gustav Hartlaub in mostra alla Kunsthalle di Mannheim nello stesso 1925 e finalmente riproposti ai giorni nostri con la mostra Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar 1919-1933 al Museo Correr di Venezia (fino al 30 Agosto) e che si sposterà al LACMA di Los Angeles dal 4 Ottobre al 17 Gennaio 2016.

L’esposizione, organizzata dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il supporto di 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE ospitata al Museo Correr, è composta da circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti, molte delle quali poco conosciute sia in Italia che negli Stati Uniti (presente anche il ciclo Gott mit uns di George Grosz e le lastre di August Sander sopracitati) e intende indagare attraverso l’arte e le sue forme quel travagliato periodo che inizia nel 1919 e termina all’infausto 1933.

Un capitolo della storia tedesca che ci viene raccontato attraverso l’opera di artisti di grande fama, da Max Beckmann a Otto Dix, George Grosz ad August Sander, Christian Schad a Georg Schrimpf, e altri meno noti, tutti impegnati nella ricerca di una nuova, urgente risposta al quesito etico che la fine della prima guerra mondiale aveva posto nell’arte e al suo ruolo nella società civile.

Questi artisti, non raggruppati da un manifesto programmatico o una tendenza politica ma uniti dallo scetticismo per la direzione intrapresa dalla società tedesca, diversamente dai predecessori espressionisti, che avevano accolto con entusiasmo lo scoppio del conflitto prima di confrontarsi con la terribile realtà dei campi di battaglia, guardano con disincanto alla complessa situazione della nuova Germania, allontanandosi dalla soggettività esasperata e dalle distorsioni formali dell’espressionismo ma scegliendo il realismo, la precisione, la sobrietà oggettiva.
Il realismo adottato da questi artisti, pur nelle sue varietà, prendeva posizione contro le ingiustizie sociali, economiche e politiche e rifletteva l’emergere delle nuove tecnologie e di nuove forme di consumo. Cinque sono le sezioni tematiche della mostra.

Ecco presentata la realtà urbana in cui si muovono gli emarginati del dopoguerra: ritratti di disoccupati, reduci , prostitute, vittime della violenza ritratti sullo sfondo di bordelli, angoli di strada, e altri scenari pervasi da atmosfere sinistre; la crescita della metropoli e dell’industrializzazione con il complesso rapporto tra mondo urbano e rurale; i nuovi oggetti, nature morte moderne, emblemi della modernità e della produzione di massa. Ad esempio Carl Grossberg con Macchina di cartiera del 1934 o il celebre volume fotografico Die Welt ist schön, 1928 (Il mondo è bello) di Albert Renger – Patzsch. Una raccolta di immagini in bianco e nero di oggetti, animali, figure umane, forme naturali, paesaggi industriali, e macchine presentate a tutta pagina conferiscono ai soggetti un respiro monumentale.
“Un’attenta analisi di questo periodo permette di comprendere più a fondo un capitolo complesso della modernità artistica tedesca” afferma la curatrice della mostra Stephanie Barron, e ribadisce Michael Govan, direttore del Los Angeles County Museum of Art (LACMA):

“In un’epoca in cui sia l’arte contemporanea sia la cultura popolare si dedicano a documentare “il reale” sembra particolarmente opportuno valutare con uno sguardo nuovo il modo in cui gli artisti degli anni venti si sono confrontati con diverse declinazioni del realismo tra gli strascichi della guerra e l’incertezza del futuro”.

Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar 1919-1933

Museo Correr, Venezia
1 maggio / 30 agosto 2015

Eleonora Milner Editor

Laureata al DAMS di Bologna e in Fotografia dei Beni Culturali all'ISIA di Urbino, si interessa di fotografia e arti visive contemporanee da anni. Ha esposto in mostre collettive a Venezia, Padova, Savignano sul Rubicone (SI Fest #22), Pesaro, Treviso (Spazi Bomben, Fondazione Benetton), Bologna (Spazio Labo).

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