Venezia. Il caso Locatelli: una questione di trasparenza che la politica non ha sollevato.

Ma prima di ogni giudizio di opportunità e correttezza, la domanda è: era giusto che i cittadini venissero a conoscenza del fatto che Marta Locatelli è proprietaria di tre appartamenti per i quali è stato chiesto il cambio di destinazione d’uso con la trasformazione in ricettivo e che la società che li gestisce è del marito immobiliarista?

Al di là di quale sarà la decisione finale dell’amministrazione comunale, è normale che la politica, tanto quella di maggioranza quanto quella di opposizione attuale (tanto quella di maggioranza quanto quella di opposizione di allora) non abbia sollevato pubblicamente un caso che, di fatto, tra vari stop & go, navigava da tre anni a questa parte, ovvero da quando quella richiesta venne presentata dalla consigliera? (‘La procedura per il cambio di destinazione d’uso – dichiara Locatelli – è iniziata nel 2012 quando ero consigliere comunale di opposizione’).

Locatelli dichiara ancora al Corriere del Veneto: ‘Non ho informato il sindaco né il capogruppo Maurizio Crovato (Lista Brugnaro) che gli appartamenti sono miei. Ne ho parlato con gli uffici, da due anni li frequento spesso e ho pensato che gli uffici avessero informato il sindaco’.

Al tempo stesso tutti si dicono allibiti e sorpresi: lo stesso Crovato per non essere stato informato, ma anche chi è stato assessore nella Giunta Orsoni ed oggi siede nell’opposizione, vale a dire il capogruppo PD Andrea Ferrazzi: ‘Diremo – dichiarazione pubblicata da La Nuova Venezia – un no deciso. C’è anche un problema evidente di coerenza: non puoi fare per anni (rivolto a Locatelli) una battaglia a favore della residenza e dopo, da privato, fare il contrario’.

Come è stato possibile che nessuno sapesse e che nessuno, dal fronte politico, abbia denunciato pubblicamente la vicenda?

Il Presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano, Giovanni Andrea Martini (Pd), in un’intervista a La Nuova Venezia lascia da parte sua trapelare una certa perplessità. La sua Municipalità ha bocciato le delibere di giunta che chiedevano questi cambi di destinazione d’uso. Martini rivendica che nella proposta programmatica ‘su cui sono stato eletto, c’è la difesa della residenzialità e la lotta all’esodo’. E aggiunge: ‘Proprio per questo un segnale forte andava dato. E poi è la prima volta che ci viene dal Comune una richiesta così esplicita. Era la prima delibera che ci veniva da Cà Farsetti. Forse erano obbligati a farlo ma ci sono aspetti poco chiari. E’ molto singolare che il destinatario di quella delibera sia il marito della consigliera Marta Locatelli. E nessuno se n’era accorto. Singolare davvero’.

Singolare davvero. Detto che personalmente sono stato informato per iscritto dall’ex presidente della Municipalità di Mestre Centro, Massimo Venturini, che ‘io lo sapevo da 5-6 mesi: me lo avevano raccontato i tecnici e pensavo fosse di dominio pubblico’, detto che mi accodo dunque alla schiera degli allibiti, detto per inciso che Locatelli non è sconosciuta ad aree piddine come ad esempio quella di Jacopo Molina con il quale vi fu per un periodo un’intesa politico-civica assieme al sottosegretario Enrico Zanetti (Civica 2015) e detto che è doveroso rendere pubblici tutti i ‘casi Locatelli’ di questo mondo, restano alcuni dati politici che meritano di essere analizzati. L’opposizione civica batte l’opposizione politica. A sollevare il caso Locatelli è stato il Gruppo civico 25 Aprile animato da Marco Gasparinetti. Una denuncia dunque ‘fuori palazzo’ mentre le carte stavano da anni nel palazzo. Il tutto, con la beffa che, vale la pena ricordarlo, si tratta degli stessi cittadini che erano sul punto di candidarsi con la Lista Casson. Poi, con l’ingresso da capolista di Nicola Pellicani (nemico acerrimo di Casson alle primarie del centrosinistra), il plotoncino di candidati si è polemicamente e sdegnatamente sfilato dalla corsa elettorale. Sicuramente una perdita significativa, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni. Il dato è che l’opposizione civica batte quella politica: ha denunciato e sollevato il problema. Lo ha portato, attraverso il rilancio della carta stampata (anch’essa presa in contropiede) all’attenzione della città. Quello della denuncia è un lavoro di opposizione che deve essere considerato come indispensabile, parimenti a quello della proposta concreta. Il potere si trova sempre, per sua natura, in posizione di rischio di conflittualità con gli interessi comuni. Tutto sta a vigilare attentamente il confine con la legittimità delle azioni di potere. Se è un inequivocabile segno di salute pubblica che a denunciare il caso Locatelli sia stato un gruppo civico, si apre a questo punto un interrogativo ulteriormente drammatico sullo stato di salute della politica cittadina. In primis dell’opposizione. Una task force per sostenere l’opposizione.

Non esiste opposizione efficace se non esistono le antenne sulla città. Dopo aver perso le elezioni il centrosinistra non può pensare di risolvere i suoi problemi con il congresso del PD che si terrà agli inizi del prossimo anno. Al di là delle distrazioni e dei non detti, magari perché pareva che il caso Locatelli fosse già di dominio pubblico, è evidente che sul fronte Pd-Lista Casson sia necessaria un’opera di rafforzamento. I consiglieri comunali non bastano, o per esiguità dei numeri o per inesperienza. Ma non vanno messi in croce. Un partito, un’area politica che ha sincero interesse a rimanere protagonista e non a rimorchio della vita pubblica cittadina, non può lasciare in abbandono i propri rappresentanti nell’istituzione. Creare una task force significa rimettere al lavoro quanti hanno esperienza preziosa accumulata negli anni passati di amministratori e quanti sono in grado di iniettare conoscenze in grado di far emergere il sommerso di questa città. Una task force intesa come gruppo capace di fornire flussi di informazioni continue agli eletti e di ripristinare i contatti informativi con le antenne della città, sarebbe la migliore risposta, accanto all’istituzione di gruppi di lavoro tematico (sia il PD che Nicola Pellicani stanno attuando questo lavoro) a questo oggettivo vuoto che il caso Locatelli ha dimostrato con nitidezza. Per fare questo non serve attendere il congresso che ormai è eternamente di là da venire. Serve annullare le partigianerie interne e mettere tutte le risorse a disposizione. Serve prendere atto che l’emergenza è (oltre che da molti mesi a questa parte) adesso.

Intimidazioni nocive.

Questa idea di riorganizzazione politica potrà sicuramente apparire al sindaco Brugnaro come di stampo mafiosetto, come rete informativa da KGB. Invece è semplicemente politica, perché va intesa come intreccio con i cittadini per sollevare temi e informazioni che, in nome della trasparenza, vanno pubblicizzati. Tra l’altro, il silenzio della stessa Locatelli, è ufficialmente nocivo per l’immagine di Brugnaro, a riprova che il parlare è d’oro. Brugnaro, con il suo atteggiamento costantemente indimidatorio ed autoritario non solo colpisce l’opposizione, ma continua a creare i presupposti per una schiera di sostenitori politici silenziosi, intimoriti. La riprova sta nel fatto che nell’ultima seduta di consiglio una serie di mozioni dell’opposizione è stata rinviata alle commissioni e non bocciate in aula. Tutto questo è accaduto quando Brugnaro non era presente fisicamente in aula. Tutto questo deve far riflettere sulla reale capacità di Brugnaro (che per primo accusa l’opposizione di non saper dialogare costruttivamente) di far squadra, a partire dal suo interno. Anche perché le voci di malumori interni, sia in Giunta che tra i consiglieri di maggioranza, sul protagonismo assoluto e paralizzante di Brugnaro, si fanno sempre più insistenti. Quando verrà archiviato, indipendentemente da come verrà archiviato, il caso Locatelli lascia comunque aperto un pressante richiamo alla politica cittadina, di ambo le sponde. Un richiamo, all’opposizione e alla maggioranza, sulla necessità di correggere la rotta.

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