Venezia. Brugnaro si riunisce, Polizia blocca giornalista. Chi lo ha deciso?

“Il 25 novembre, dopo l’assemblea dei comunali al Teatro Malibran e l’occupazione pacifica di una sala del Municipio, i dipendenti hanno incontrato il sindaco a Ca’ Corner, palazzo che ospita la Prefettura e l’ex Provincia. Il palazzo è grande, l’ingresso è formato da una piccola sala che dà sul cortile interno, da dove si sale negli uffici da più ingressi. Quando siamo arrivati sulle 18, c’erano tre uomini in borghese davanti al portone. Uno è sicuramente della Polizia di Stato perché lo conosco. Le mie fonti mi confermano anche gli altri due. Erano fuori dalla porta e hanno detto che sarebbe entrata solo una delegazione di 20 persone.

Ho tirato fuori il tesserino, ma mi hanno riferito che la stampa non poteva entrare. Ho chiesto se l’ordine veniva dalla Prefettura o dal Comune. Mi hanno risposto «dal dirigente dell’ordine pubblico» e che «era un ordine superiore». Il poliziotto che conosco è entrato per ben due volte a chiedere se potevo entrare, dicendo appunto che sapeva chi ero, ma niente.

Ho chiesto più volte chi era il «dirigente dell’ordine pubblico» e se si poteva stare almeno nell’atrio perché fuori c’erano 4 gradi. C’ero io, qualche dipendente comunale rimasto ad attendere e i tre poliziotti davanti al portone a sorvegliarci. Quando ho domandato se potevo andare in bagno, uno dei tre poliziotti è entrato a chiedere il permesso e, avutolo da non so da chi, mi ha accompagnata alla toilette e aspettata in corridoio. Proprio così, sono stata scortata in bagno da un uomo per paura che il bagno fosse in realtà la scusa per correre tra le stanze del palazzo a cercare la riunione.

Poi sono ritornata fuori al gelo. Nel frattempo, erano passate quasi due ore, eravamo rimasti in cinque o sei. Finalmente – anche loro gelavano – ci hanno fatto entrare nell’atrio e abbiamo aspettato la fine della riunione, conclusasi dopo una quindicina di minuti. Ho richiesto spiegazioni e i poliziotti mi hanno detto che il sindaco ha l’autorità e il diritto di lasciare fuori la stampa”.

A raccontare in prima persona questo episodio accaduto a Venezia è la giornalista Vera Mantengoli. Su questi fatti, a seguito di segnalazione, l’Ordine e il sindacato dei giornalisti del Veneto hanno espresso forte preoccupazione, deplorando il comportamento del sindaco Luigi Brugnaro.

Odg su vicenda Mantengoli

La vicenda della collega, collaboratrice esterna de La Nuova Venezia, rappresenta l’ultimo anello, fino a questo momento il più allarmante, di una catena di episodi che vedono il primo cittadino protagonista di azioni intimidatorie, aggressive ed offensive nei confronti di singoli giornalisti. A farne per prima le spese, ancora nel corso della campagna elettorale, un’altra giornalista della stessa Nuova Venezia, bersaglio di Brugnaro attraverso una serie di tweet offensivi e minatori e attraverso una brusca cacciata da palazzo, perché ritenuta come intrusa. Nel frattempo, la stessa area antistante agli uffici di Brugnaro è stata ‘recintata’, precludendola agli operatori dell’informazione.

Brugnaro-Donà su Televenezia.

La sequenza di episodi prosegue incessante nelle settimane successive: un giornalista Rai è stato appellato come ‘comunista’ per una domanda sgradita e viene inoltre segnalato un secondo scontro isterico nei confronti di un secondo giornalista della TGR del Veneto. A fine luglio Brugnaro conquista ulteriore spazio intimidatorio: l’emittente televisiva Tele Venezia inaugura una serie di appuntamenti settimanali. Nella prima puntata viene colpito un altro collaboratore de La Nuova Venezia e il titolista del Il Gazzettino, rei di aver riportato in modo ‘falso’ un paio di episodi.

Quella che Brugnaro chiama ‘Operazione Verità’ va a ritmo sempre più Schermata 2015-10-31 alle 03.16.05spedito e giunge al suo culmine in una seduta del Consiglio comunale. Il 29 ottobre scorso (qui la ricostruzione della seduta con le dichiarazioni sbobinate) decide di andare all’attacco frontale. Nel corso di un feroce battibecco con il consigliere Nicola Pellicani afferma: ‘sai quante cose ha scritto su di me La Nuova Venezia, il giornale per cui lavori da anni? Un sacco di cose proprio false. E’ un giornale che fa proprio notizie sbagliate ed è il tuo giornale. Non possiamo continuare a vedere un giornale che continua a fare l’opposizione…’.

Ora, con la vicenda denunciata da Vera Mantengoli, proprio queste ultime parole di Brugnaro assumono concretezza e contorni da Stato di Polizia, nell’obiettivo di impedire proprio a quella testata ‘di opposizione’ di svolgere regolarmente il proprio lavoro. In assenza di precisazioni da parte del sindaco siamo, senza dubbio alcuno, al ‘salto di qualità’.

La ricostruzione di Vera Mantengoli contiene alcuni punti di gravità assoluta. Se è del tutto fisiologico che da una riunione a porte chiuse di natura istituzionale i giornalisti vengano esclusi, non è altrettanto normale che ad essi venga impedito di rimanere nelle vicinanze di quella porta chiusa. Questo per consentire il regolare esercizio della loro professione, ovvero il diritto di poter di raccogliere informazioni a caldo e porre domande una volta che le porte vengono riaperte.

I fatti accaduti ci dicono invece che la giornalista è stata confinata al freddo, addirittura all’esterno del palazzo, precludendole ogni possibilità di attingere alle fonti di informazione, costituite in primo luogo dal sindaco. I fatti accaduti attestano un’aggravante: questa preclusione è stata eseguita attraverso l’uso della forza pubblica. Mantengoli infatti dichiara la presenza di ‘tre uomini in borghese davanti al portone. Uno è sicuramente della Polizia di Stato perché lo conosco. Le mie fonti mi confermano anche gli altri due’.

Le modalità con le quali la giornalista viene presa in consegna non lasciano spazio ad equivoci sulla natura soppressiva dei diritti di esercizio della professione giornalistica: ‘Quando ho domandato se potevo andare in bagno, uno dei tre poliziotti è entrato a chiedere il permesso e, avutolo da non so da chi, mi ha accompagnata alla toilette e aspettata in corridoio. Proprio così, sono stata scortata in bagno da un uomo per paura che il bagno fosse in realtà la scusa per correre tra le stanze del palazzo a cercare la riunione’.

Il resoconto infine apre un enorme interrogativo e concentra tutti i sospetti circa il mandante di questa azione: ‘Ho richiesto spiegazioni e i poliziotti mi hanno detto che il sindaco ha l’autorità e il diritto di lasciare fuori la stampa’.

A questo punto (preso atto della libera e legittima scelta della stampa locale, che non ha riportato in questi giorni alcun accenno all’episodio, lasciando così una libera via di fuga al silenzio di Brugnaro) spetta alla politica, in primo luogo quella sì di opposizione, chiedere un chiarimento urgente sui fatti.

  • Chi ha deciso di adottare questo provvedimento nei confronti di Vera Mantengoli?
  • Chi ha deciso di attuarlo con le modalità descritte?
  • Quali motivi di ordine pubblico hanno giustificato il provvedimento?
  • Perchè è stata la Polizia di Stato a prendere in consegna la giornalista?
  • Quale situazione motivava la necessità che un poliziotto scortasse persino al bagno la giornalista?

Il sindaco Luigi Brugnaro ha il dovere di riferire su questa vicenda.
Ogni suo silenzio, ogni sua mancata presa di distanze da quanto è accaduto, corrisponde alla sua firma, messa nero su bianco, su questo grave episodio di natura autoritaria.

Stefano Ciancio Editorialista

Navigo precariamente da una vita tra politica e giornalismo. Ho fatto politica, ho scritto sui giornali, ora scrivo per i politici cose che invio ai giornalisti, sperando che non le cestinino.

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