Referendum. Ernesto Carbone (PD): quel ciaone che sa di anti-Stato

San Luca (RC): affluenza finale 7,09%. Platì (RC): affluenza finale 8,27%.
 Come Ernesto Carbone, anche le capitali della ‘ndrangheta salutano il referendum con un bel #ciaone, ponendosi in prima fila tra i Comuni che hanno completamente disertato le urne.

Per cogliere lo spessore istituzionale esibito nel pieno della giornata referendaria da questo ultrà renziano e nuovo padre costituente, vale la pena partire proprio da quelle cifre. Non solo perché Carbone è un deputato calabrese e sicuramente dovrebbe conoscere bene il fenomeno ‘ndranghetista come tutte le realtà della sua terra: il fatto che sia stato eletto in Lombardia cambia poco, visto che la ‘ndrangheta è qui ben radicata da decenni.

Tweet Ernesto CarboneMa perché in quel #ciaone, lanciato via twitter come un gavettone in faccia ai promotori e conseguentemente a chi ha voluto partecipare alla consultazione sulle trivellazioni, si concentra tutta la goliardia degna di un bullo allo stato adolescenziale, drammaticamente prestato alla politica e arido di ogni senso dello Stato e della democrazia. Esattamente come quelle terre dominate dalla criminalità organizzata, dove anche la percentuale desertica di un referendum aiuta a capire che ci troviamo di fronte ad un florido contro-Stato pressochè totalitario.

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A Platì, tanto per avere un’idea di come stanno le cose, lo scorso anno le elezioni comunali sono state annullate: nessuno si è candidato a sindaco, nessuna lista si è presentata in lizza. In 13 anni sono stati nominati ben tre commissari prefettizi ed il sito internet di questo Comune della Locride, tra gli epicentri della criminalità, conferma che a guidare l’amministrazione è tuttora un commissario, unico feticcio di uno Stato che non esiste. Si naviga in totale assenza di partecipazione democratica.

Anche ammessa la legittimità di un invito all’astensione, ciò che risulta inaccettabile è l’irrisione bullista nei confronti di chi ha perso una battaglia di partecipazione.
 Tanto più se viene da un deputato, tra l’altro responsabile per la pubblica amministrazione nella segreteria nazionale PD. E tanto più se viene da un uomo delle istituzioni che, proprio perché nato in una terra di frontiera e fuori controllo, dovrebbe esaltare, promuovere e difendere la partecipazione e la democrazia. E non umiliarla, silenziarla e demolirla, alla stregua di quei boss anti-Stato.

La vergogna di quel messaggio sta tutta qui.

 

Stefano Ciancio Editorialista

Navigo precariamente da una vita tra politica e giornalismo. Ho fatto politica, ho scritto sui giornali, ora scrivo per i politici cose che invio ai giornalisti, sperando che non le cestinino.

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