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Gomorra 2. Naccarato (Comm. Antimafia): “Il no di quei sindaci alla fiction non va banalizzato”.
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“Il rifiuto di quei sindaci non va banalizzato. Rappresentare la cruda realtà dei disastri prodotti dalla mafia è un’impresa ardua e fino ad ora sono più numerosi gli esempi che hanno romanzato la realtà piuttosto che quelli che hanno svolto compiti educativi”.

Nella polemica che si è scatenata attorno alle riprese di ‘Gomorra 2’ e alla decisione dei sindaci campani di Giugliano, Acerra e Afragola che si sono rifiutati di prestare i territori dei loro Comuni per i ciak della seconda serie della fiction, Alessandro Naccarato la prende con le pinze. Impegnato da anni sul fronte delicato della lotta alla criminalità organizzata, con un occhio di attenzione particolare al fenomeno delle infiltrazioni in Veneto, il parlamentare padovano del PD è componente della Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi. Nei giorni del blitz dell’Antimafia di Venezia che nel febbraio scorso ha portato al sequestro di beni per 130 milioni di euro appartenenti a Francesco Manzo (clicca qui per approfondire), Naccarato non esitò a dire che Il Veneto è una delle ‘lavanderie’ delle organizzazioni criminali, in primis della Camorra”. Il tutto, snocciolando numeri da doccia fredda. Uno su tutti, 3.000: a tanto ammontano le operazioni sospette di riciclaggio segnalate in Veneto alla Banca d’Italia nei primi sei mesi del 2014 (clicca qui per approfondire).

NAPOLI - Quartiere Scampia, edificio del complesso residenziale noto come "Le Vele". Foto: Flavio Ronco da Flickr

NAPOLI – Quartiere Scampia, edificio del complesso residenziale noto come “Le Vele”. Foto:
Flavio Ronco da Flickr

Abituato dunque a misurare il fenomeno con il metro della cruda realtà, il deputato antimafia misura bene le distanze quando si parla di fiction dedicate al tema.

Con il rifiuto di quei sindaci alle riprese, ci troviamo di fronte ad un tentativo di nascondimento della realtà,  di ‘omertà’, come l’ha definito Roberto Saviano, ispiratore della serie tv ‘Gomorra’?

Mi auguro che nessuno voglia nascondere la realtà. Le istituzioni, e quindi anche i sindaci, sono impegnati in una lotta quotidiana alle mafie, spesso anche con rischi notevoli. Il rifiuto di quei sindaci non va banalizzato. Immagino che quella decisione sia fondata su valutazioni attente che hanno preso in considerazione i molteplici aspetti coinvolti in una simile operazione.

Questi sindaci sostengono che la fiction dia un’immagine negativa delle loro città e temono l’emulazione. Sono giustificazioni plausibili?

Non è un mistero che alcune rappresentazioni televisive e cinematografiche abbiano dato della mafia un’immagine troppo spesso mitologica, edulcorando da un lato gli aspetti più negativi, ma reali, e talvolta addirittura facendo apparire i mafiosi come personaggi invincibili da emulare. Naturalmente non sono queste le intenzioni degli operatori che danno vita a queste fiction. Tuttavia non è possibile ignorare che questo effetto distorto si sia prodotto. Al nostro Paese invece serve una coscienza cristallina di quanto feroce e dannosa sia l’azione delle mafie nella società e nel tessuto economico.

Rosy Bindi, Pres. Commissione Antimafia

Rosy Bindi, Pres. Commissione Antimafia

Pochi giorni fa, in occasione della missione effettuata nel capoluogo campano dalla Commissione Antimafia, la presidente Rosy Bindi ha parlato di camorra come di ‘parte costitutiva’ della società a Napoli: c’è una relazione tra queste dichiarazioni ed una reazione culminata anche nel rifiuto di questi sindaci alle riprese della fiction?

Purtroppo le parole della presidente Bindi rappresentano la realtà. Una realtà fin troppo nota a chi si contrappone alle mafie ma spesso oggetto di pericolose sottovalutazioni da parte di interi settori della società. Le organizzazioni criminali esistono da secoli e sono prima di tutto un fenomeno sociale. In Italia la risposta è sempre stata di tipo emergenziale, mentre occorre strutturare interventi che a seguito delle inchieste e degli arresti costruiscano le condizioni per risposte altrettanto forti sul piano sociale. Esistono territori che chiedono da anni scuole, strade, infrastrutture e da anni, dopo la risposta giudiziaria non segue alcuna risposta sociale. Così si lascia il campo all’avversario e altri mafiosi si sostituiscono ai precedenti. Probabilmente su questo piano le decisioni dei sindaci possono essere comprese meglio.

Da parte sua il questore di Napoli, Guido Marino, ha detto che ‘certi programmi tv sono offensivi e per niente rappresentativi della realtà che vogliono rappresentare: arrivare alla conclusione che lo Stato è assente, è banale’. C’è questo rischio di banalizzazione?

Assolutamente si.
Lo Stato c’è ed è impegnato a combattere le mafie ogni giorno grazie al contributo di tanti magistrati, gomorra 2operatori delle forze dell’ordine e di rappresentanti delle istituzioni. Non so se alcuni programmi siano offensivi, ma so che rappresentare la cruda realtà dei disastri prodotti dalla mafia è un’impresa ardua e fino ad ora sono più numerosi gli esempi che hanno romanzato la realtà piuttosto che quelli che hanno svolto compiti educativi.

Ha avuto modo di vedere la prima serie di Gomorra in tv? E’ vero che, nel caso della malavita organizzata, in Campania la realtà supera la fiction?

Non ho visto la serie ma sono certo che difficilmente una rappresentazione cinematografica potrà essere in grado di restituire un’immagine fedele dei danni incalcolabili e delle sofferenze prodotte dalla criminalità organizzata.

Malavita e tv: altre polemiche, del tutto simili, sono esplose in occasione della puntata di ‘Porta a Porta’ che ha avuto come ospiti i Casamonica. L’accusa, in questo caso, è che l’informazione giornalistica abbia solo contribuito a dare risalto e pubblicità al clan: qual è il suo giudizio?

Sono poco incline a seguire le polemiche su fatti che accadono in TV. Torno a dire che la spettacolarizzazione di fenomeni gravi come la mafia nuoce gravemente perché offre all’opinione pubblica un’immagine distorta che non contribuisce a rappresentare correttamente la realtà.

In assoluto, la malavita in tv rappresenta un importante contributo di battaglia civile contro questo fenomeno oppure rischia di alimentare una sorta di mito invincibile?

In assoluto è difficile prendere una posizione che valga per esempi diversi. La criminalità organizzata esiste e produce danni devastanti al Paese. Se la televisione riuscirà a farsi strumento per costruire insieme alle istituzioni una coscienza precisa nell’opinione pubblica su questo tema potrà dare il suo contributo alla battaglia civile contro le mafie. Se si limiterà a produrre spettacolo su fenomeni criminali c’è il rischio che si alimenti in modo aberrante il mito di personaggi appartenenti alle cosche ritratti come uomini invincibili invece che come pericolosi criminali da combattere e isolare.

Il Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Luigi Gaetti

Il Vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Luigi Gaetti


In conclusione. Esulando da tv, fiction e giornalismo, quanta energie ha e sta investendo attualmente lo Stato nel braccio di ferro contro le mafie?

A questa domanda è difficile offrire una risposta sintetica ma è certo che lo Stato è impegnato al massimo nella battaglia contro le mafie. Magistrati, uomini delle forze dell’ordine e delle istituzioni stanno combattendo una guerra durissima ogni giorno per contrastare su tutti i fronti il dilagare delle organizzazioni criminali. Di certo accanto all’azione repressiva occorre affiancare una capillare azione di educazione alla legalità e un recupero sociale del territorio sottratto al controllo delle cosche. Si tratta di attività difficili e complesse che richiedono molte risorse e interventi strutturali di lunga durata.

Con queste finalità negli ultimi anni Governo e Parlamento hanno approvato provvedimenti importantissimi.

Naccarato li elenca. Senza il pathos della fiction ma con un piglio che sa di inquadratura dalla precisione millimetrica sulla cruda realtà.

– La legge 62/2014, nota anche come 416 ter, integra e completa l’articolo 416 bis del codice penale e punisce: chi accetta la promessa di procurare voti, con modalità mafiose, in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità; chi promette di procurare voti con modalità mafiose. Il reato è punito con la reclusione da 4 a 10 anni.

– La legge 186/2014 introduce nel codice penale il reato di autoriciclaggio (articolo 648-ter 1) e punisce chi, avendo commesso o concorso a commettere, un delitto non colposo, sostituisce, trasferisce, impiega in attività economiche o finanziare denaro, beni o altre utilità provenienti dalla commissione del delitto presupposto. Il reato è punito con la reclusione da 2 a 8 anni e produce un effetto immediato sui reati tributari che diventano delitto presupposto per l’autoriciclaggio.

– La legge 68/2015 contro i reati ambientali aggiunge al Codice penale il titolo VI bis “Dei delitti contro l’ambiente” e introduce alcuni importanti reati: inquinamento ambientale, disastro ambientale, alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema. La norma inoltre prevede la confisca obbligatoria del profitto del reato, l’inasprimento delle pene, l’allungamento dei termini di prescrizione e stabilisce che per accedere ai benefici di legge il colpevole deve bonificare i siti inquinati o danneggiati.

– La legge 69/2015, nota anche come anticorruzione, prevede: l’aumento delle pene per i reati di corruzione, il principio della restituzione dei proventi del reato per accedere ai riti alternativi, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, l’aumento delle pene per il reato di associazione mafiosa.

Con la speranza che ogni punto sia un punto messo a segno contro la cruda realtà.

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