Servizi all’infanzia. Amministratori veneziani, abbiate cura di mio figlio.

Cari amministratori e politici veneziani, tra poche settimane mio figlio Piero farà il proprio ingresso in una delle scuole dell’infanzia del Comune. Chi ha dovuto scegliere per lui l’iscrizione lo ha fatto assumendosi in pieno la responsabilità di affidarsi al servizio pubblico. Perché il servizio pubblico, quando si è nel leale possesso dei requisiti, è un diritto che non va sprecato e perché solo il servizio pubblico consente a Piero di poter vivere le sue ore fuori casa nello spaccato reale della nostra cittadinanza, fatta di bambini di ogni provenienza, colore, radice etnica, culturale, familiare e sociale.

figlio

Una condivisione ed una convivenza che sono una semina indispensabile per chi vuole contribuire alla costruzione di una società civile non fondata sul conflitto bensì sulla normalità delle nostre mille diversità. Quest’atto di fiducia nell’affidare al servizio pubblico il bene più prezioso è dunque un gesto politico, non affidato al caso. Non posso dunque che rivolgermi a voi, amministratori e politici veneziani, rivendicando il diritto di esigere da voi atti politici di responsabilità e cura nei confronti di mio figlio.

Episodi che emergono: altrettanti, probabilmente, sono destinati a rimanere sepolti. Senza forse, resta oceanica la maggioranza di maestre alle quali poter affidare ad occhi chiusi i propri figli.

Anche chi ha l’abitudine di non cedere emotivamente all’onda d’urto delle notizie non può ignorare il susseguirsi di episodi di maltrattamento nei confronti dei bambini, che si consumano da nord a sud del Paese, nel chiuso di asili nido e scuole materne, per mano di chi ha invece il compito di contribuire con professionalità e cura alla crescita e all’educazione degli stessi bambini.

Quanto però sta accadendo nel Comune di Venezia sta assumendo contorni ansiogeni per chi si appresta ad affidare un figlio. La guerra tra il sindaco e i dipendenti comunali, le rivendicazioni sindacali e di chi si trova in condizione di precarietà, le schermaglie di schieramento politico, il balletto tra emendamenti parlamentari che concedono l’assunzione di maestre e il temporeggiare dell’amministrazione nel procedere con queste assunzioni, le denunce sui colloqui tenuti da un assessore e che sanno di dilettantistica selezione su persone già selezionate per concorso: di fronte a questo campo di battaglia vivo la sensazione che mio figlio, come tanti altri bambini, resti sullo sfondo.

O che, peggio, si ritrovi già ad essere maltrattato perché messo all’angolo, sotto una gragnuola di colpi furibondi, tirati per affermare ragioni di parte, di potere, di opportunità. La somma di questi cazzotti fa vacillare pure me e il mio senso di sicurezza per mio figlio.

A poche settimane dall’ingresso di Piero nella scuola dell’infanzia, dove poter costruire un pezzo di mondo senza conflitti, nessuno, a partire dal sindaco per poi proseguire tra amministratori e politici, si prende la briga di lavorare per stabilire un cessate il fuoco e ristabilire un dialogo civile. Per ragionare politicamente, avendo come unico obiettivo la cura di questi bambini e dunque il compiersi di scelte di responsabilità, per garantire il massimo livello di professionalità, servizi e controlli. A protezione massima dei bambini.

Cessate dunque il fuoco, siate responsabili e abbiate cura del mio e di tutti i figli di questa città.

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