Gli autogol di Raggi e M5S spianano la strada a Renzi. Ultras permettendo.

Dal Campovolo, Renzi riprende quota. I clamorosi autogol della neo sindaca di Roma e del M5S, tra bugie sul caso Muraro, approssimazione, dietrofront e caos di Giunta, consegnano a questo punto nelle mani di Renzi un rigore a porta vuota in vista del referendum costituzionale e probabilmente delle prossime elezioni politiche.

renzi
“Come presidente del Consiglio confermo la volontà di lavorare con Virginia Raggi: noi non siamo come gli altri che godono delle disgrazie altrui. Io sono dispiaciuto di ciò che avviene a Roma e voglio dirlo qui nella sede del Pd: se la loro reazione contro di noi è stata la superficialità, l’attacco gratuito, talvolta vile, l’insulto, la polemica demagogica, noi non dobbiamo scendere al loro livello. Noi siamo dispiaciuti per la città di Roma”.

Solo Renzi e il PD che attorno a lui fa quadrato possono a questo punto fallire gli obiettivi. A cominciare dal referendum che fino a pochi giorni fa aveva le sembianze di un lungo calvario, per come lo stesso Renzi e i suoi fedelissimi avevano impostato la campagna. In modo terrorizzante, spregiudicato e aggressivo all’eccesso. Nel suo discorso alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, Renzi invece colpisce nel modo giusto al cuore dei principali avversari. Già la vicenda del terremoto del centro Italia aveva riconsegnato un Premier ridimensionato nei toni, meno sbruffone e più concentrato su quelli che sono i concetti-chiave da incarnare per vincere: governabilità, capacità di governare.

Ora, grazie a questo ‘secondo terremoto’, Renzi raddoppia. Coglie immediatamente la palla al balzo di potersi mostrare all’Italia come leader affidabile e lo fa, ovviamente, prendendo come termine di paragone il crollo repentino della credibilità della sindaca di Roma e dei 5 Stelle.

Il tutto, esibendo però un cartellino giallo significativo ai pasdaran del PD che si dilettano a sbeffeggiare i pentastellati pensando così di sferrare il colpo del ko. Renzi, dal palco di Reggio Emilia, lancia l’allarme sul rischio che lo scontro corpo a corpo possa far cadere tutti nella trappola qualunquista del ‘sono tutti uguali’. Nella battaglia delle reciproche esibizioni di malgoverno e disonestà, destinate a gettare tutti nel discredito. In una mischia dalla quale nessuno sa come potrà andare a finire non solo il PD ma l’intero Paese.

Renzi pare abbia capito. Resta da vedere se i suoi ultras (e non sono pochi) avranno la lucidità di riporre l’ascia di guerra di una politica intesa esclusivamente come tifo da stadio.

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