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Ciampi, Salvini e il centrodestra senza identità.
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Ciampi, Salvini e il centrodestra senza identità.

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2002 - Con Sua Santità Giovanni Paolo II. (Da Flickr / Camera dei Deputati)

2002 – Con Sua Santità Giovanni Paolo II.
(Da Flickr / Camera dei Deputati)

La scomparsa dello statista che lavorò per ripristinare un orgoglio nazionale unitario (non nazionalista) e traghettò l’Italia, fin da subito, nella moneta unica europea, avviene nel pieno di un weekend significativo, segnato dalla convention di Stefano Parisi e dall’appuntamento leghista di Pontida. E diventa elemento ulteriore di divisione. Nel suo attacco diretto a Ciampi, Salvini si è ritrovato sostanzialmente isolato. Tutti, da Silvio Berlusconi fino a Daniela Santanchè, hanno espresso toni e contenuti di rispetto nei confronti dell’ex Capo dello Stato. Non è solo questione di formalità: la distanza tra la Lega di Salvini e il resto del centrodestra si misura nella differenza abissale tra un approccio che sollecita di continuo l’anti-statalismo ed uno che si muove dentro i confini istituzionali.

Accanto alla necessità di individuare un nuovo leader, il centrodestra si trova impantanato sulla questione identitaria: quale identità è in grado di offrire agli italiani? In queste ore la questione viene così risolta da Salvini: “Non chiamatelo più centrodestra, una parola che mi fa venire l’orticaria. Quello che serve è un’alleanza identitaria, sovranista e orgogliosa”.

Difficile dare un senso a questo identikit. D’altra parte Salvini rischia di mandare sempre più in confusione la stessa base leghista, quella più legata alle radici identitarie padane e non di certo ad un nazionalismo che punta ad un’operazione di consenso raccogliticcio di tutte le rabbie italiche, isole comprese. Festeggiare a Pontida il ventennale della dichiarazione di indipendenza della Padania e invocare contemporaneamente l’unità orgogliosa di decine di milioni di italiani, ‘vittime’ di Ciampi, della moneta unica e dell’Europa, è un gioco che puzza di inganno e strumentalizzazione, da qualsiasi punto lo si guardi.

 18 Maggio 1999 - Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con il Presidente della Camera, Luciano Violante, il Vicepresidente del Senato, Carlo Rognoni, e il Presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D'Alema. (da Flickr / Camera Deputati)


18 Maggio 1999 – Il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, con il Presidente della Camera, Luciano Violante, il Vicepresidente del Senato, Carlo Rognoni, e il Presidente del Consiglio dei ministri, Massimo D’Alema.
(da Flickr / Camera Deputati)

Il resto del caos viene intanto completato dai fedelissimi di Silvio Berlusconi, impegnati più a smontare ogni ipotesi di leadership alternativa che a costruire il futuro. In coincidenza della due-giorni organizzata dall’ex manager e già candidato sindaco di Milano, Stefano Parisi, è partito un fuoco di fila di critiche e di accuse di collaborazionismo con Matteo Renzi destinato a bruciare, sul nascere, ogni ambizione di rinnovamento.

 

Tra pochi giorni, il 29 settembre, Berlusconi compirà 80 anni. La sua identità di italiano è già stata tracciata ampiamente e ben poco, se non nulla, deve ancora dire agli italiani. Il dato di fatto è che, usato come feticcio o come padre nobile, resta ancora lui la figura simbolo. Un tempo emblema di forza, oggi espressione massima dell’incapacità di cambiamento.

E’ anche in ragione di questo scenario, caotico e privo di prospettiva, che la figura di Carlo Azeglio Ciampi va conservata in modo prezioso da parte di chi crede nella continua costruzione, dinamica seppur sempre faticosa e spesso minata dalla stessa UE, di un’identità italiana ed europea.

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