Pedemontana: il disastro annunciato, l’inganno sulla testa dei veneti, l’inaccettabile ricatto.

Il punto di impatto di un treno in corsa senza controllo i veneti lo hanno sentito solo ora, con la scure di una tassa e di pedaggi che il presidente della Regione, Luca Zaia, vuole calare sulle loro teste per raggranellare qualcosa come 300 milioni di euro cercando così di salvare l’opera e soprattutto se stesso dal naufragio. Ma la magistratura contabile aveva già da tempo lanciato il suo gigantesco campanello d’allarme. Inutilmente.

La lunga relazione di 174 pagine (clicca qui per accedere al documento), è infatti infarcita di perle inequivocabili come queste:

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“Appare incerta la sostenibilità finanziaria dell’opera, viste le previsioni ottimistiche sui volumi di traffico ed il conseguente rischio che gli insufficienti flussi di cassa generati possano produrre ulteriori esborsi pubblici”.
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E ancora: “La convenzione presenta condizioni favorevoli per il concessionario, accollando molti rischi al concedente. A causa delle clausole accettate dalla parte pubblica, la regione è esposta all’alea di un potenziale debito, dal momento che il rischio di mercato risulta sbilanciato a sfavore del concedente”

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Non solo:

“Il costo di realizzazione, nel corso degli anni, è cresciuto notevolmente, superando, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa delle rimodulazioni progettuali e delle opere compensative richieste dagli enti locali. Inoltre, parte della viabilità di raccordo con l’opera non è inclusa nel costo e a ciò dovrà provvedersi con ulteriori fondi pubblici”

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E inoltre:

“Costante è risultato, nel tempo, l’aumento del contributo pubblico. Peraltro, nonostante le assicurazioni, il perfezionamento dei finanziamenti di parte privata non si è ancora realizzato, con la conseguenza che l’avanzamento dei lavori, finora, è stato reso possibile soprattutto attraverso il contributo pubblico, in contraddizione con le finalità del ricorso al partenariato pubblico-privato. Modesta risulta l’attività di controllo e di monitoraggio dell’opera, anche a causa della direzione dei lavori affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso”

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E anche:

“Il commissario ha assommato in sé tutte le funzioni concernenti l’opera, dopo essere stato, in vari momenti, anche segretario alle infrastrutture della regione, autorità di vertice di Veneto strade e delle commissioni di valutazione ambientale e di sostenibilità economico-finanziaria. La struttura commissariale presenta costi rilevanti che si aggiungono a quelli degli organi che restano preposti alle attività ad essa delegate. Peraltro, a causa dei vasti poteri attribuitile ed alla sua non adeguata composizione, è stato necessario il ricorso a consulenze esterne”

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E infine:

“Suscita preoccupazione che, ad oltre sei anni dalla stipula della convenzione, non sia ancora disponibile gran parte del capitale privato per la realizzazione dell’opera, al punto che il suo costo, finora, è gravato soprattutto sul contributo pubblico, in contrasto con le finalità del ricorso al partenariato pubblico-privato”

 

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Tutto nero su bianco. Tutto ribadito peraltro 11 mesi dopo, salvo precisare che “solo a seguito dell’intervento della Corte è stata intrapresa, da parte degli organi competenti, una più approfondita attività di controllo”. Nel frattempo la fase commissariale, legata a doppio filo al governo regionale, è terminata. E i magistrati sono ancora lì ad auspicare un“buon andamento dell’agire amministrativo”.

Gli inganni sulla testa dei veneti. Con l’annuncio di pochi giorni fa, Zaia vuole imporre ai veneti un sacrificio pari a 300 milioni di euro. Risorse che in gran parte (220 milioni) verranno prelevate dalle tasche dei contribuenti attraverso l’addizionale regionale Irpef che sarà reintrodotta dal 2018 su tutti i redditi superiori ai 28mila euro. A questo si aggiunge il fatto che altri 290 mila veneti, ovvero i residenti dei 70 Comuni interessati dall’opera, si vedranno togliere l’esenzione dal pedaggio, com’era invece previsto dall’accordo del 2009. Inganni che sanciscono di fatto il passaggio dal project financing all’appalto pubblico, con buona pace dei doveri del privato che non sborsa il becco di un quattrino.

E’ buona amministrazione? A gioire per la decisione di Zaia è il leader degli industriali veneti, Matteo Zoppas: “La cultura del no è uno dei principali problemi del nostro Paese. La Regione è riuscita a sbloccare il progetto in soli tre mesi dalla fine el commissariamento. Un esempio di burocrazia virtuosa, snella, che sa assumersi responsabilità e prendere decisioni”. Parole che vengono proprio dalla categoria che è sempre pronta ad alzare le barricate contro la pressione fiscale ma che di fronte a questa stretta plaude gaudente.

L’inganno è inoltre legato alle politiche di bilancio regionale. Oltre al fatto che l’operazione necessita di una variazione rispetto alla manovra, è potente lo stridore con gli stanziamenti da fame che negli anni del governo Zaia sono stati rivolti al sociale. Ogni anno, puntualmente, in periodo di approvazione del bilancio di previsione, si assiste ad un pellegrinaggio incessante di disabili, non-autosufficienti, associazioni del terzo settore, case famiglia e case rifugio per donne che hanno subito violenze. Tutti a chiedere, elemosinando fino all’auto umiliazione, i 50 o i 100 mila euro. Pari a un metro quadrato di Pedemontana, se tutto va bene.

L’inganno è anche politico. Per anni la Lega che la fa da padrona in Veneto ha ubriacato i veneti di inni all’autonomia, all’indipendentismo, di crociate contro i negri, i profughi col cellulare, gli immigrati delinquenti che minacciano le nostre case. Una strategia che ha fruttato una rendita di posizione gigantesca, dall’alto di una roccaforte dalla quale poter sparare sul governo centrale per ogni magagna del veneto.

Da Zaia e dalla Lega non c’è mai stata, su nulla, un’assunzione di responsabilità.
Semmai sempre uno scaricabarile di ogni colpa. Un gioco che ha funzionato, visto che Zaia è il presidente più amato dagli italiani. Ora, per la prima volta, di fronte al tonfo della Pedemontana e alla sua copertura con ulteriori soldi dei contribuenti, anche la copertura delle incapacità del governo veneto è caduta.
Ma il gioco degli inganni leghisti prosegue tramite il ricatto politico.

L’inaccettabile ricatto. In queste ore Zaia, come accade puntualmente, ha mirato direttamente sul governo Gentiloni, dicendo che se la copertura non arriverà da Roma lui sarà costretto a mettere le tasse. Una linea di scarico che diventa eloquente nelle parole di Silvia Rizzotto, alla guida del gruppo Zaia Presidente:

[quote_box name=””]“Le reazioni delle opposizioni in Consiglio regionale dimostrano chiaramente la loro totale irresponsabilità. Nessuna soluzione alternativa, nessuna proposta costruttiva dalle opposizioni. Fosse per loro l’opera andrebbe fermata, i cantieri bloccati, gli espropriati lasciati senza indennizzi, non verrebbero pagate le ditte e le imprese che stanno già lavorando. Il Governo dia al Veneto i milioni che Zaia ha chiesto al Presidente Gentiloni. Cosa sono infatti questi milioni con il residuo fiscale che i veneti lasciano a Roma ogni anno, circa 18 miliardi di euro? Per questo è evidente che le opposizioni non vogliono l’autonomia del Veneto, trattare con loro è inutile. Quanto prima spero venga organizzato il Referendum per l’autonomia, per farci sentire da un Governo sordo, come su quest’opera”.[/quote_box]

Pressione fiscale, autonomia autonomia autonomia, irresponsabilità di chi non governa.
Non c’è traccia di mea culpa, malgrado la cronaca di quel disastro annunciato parlasse chiaramente.

Quello del far ricadere le colpe altrove è l’ennesima, sfrontata minaccia politica sulla quale la Lega punta per intimorire e far barcollare ancora una volta l’opposizione, sotto il peso dell’impopolarità. Ma questa volta l’impopolarità della scelta di Zaia, la ciambella di salvataggio che cerca di gettare per sfuggire dalle sue precise responsabilità, sono lampanti. Questa volta il ricatto è più che mai inaccettabile. Cedervi con mollezza sarebbe non solo un madornale errore politico ma significherebbe sconfessare da un lato la denuncia monumentale della magistratura sull’intera vicenda Pedemontana.
E dall’altro rinunciare a testimoniare una visione di governo alternativa, capace di mettere al centro dei propri impegni non le grandi opere ma in primo luogo le politiche sociali, quantomai indispensabili anche in Veneto.

Cedere al ricatto sarebbe l’ammissione, senza appello, di una cronica e irreversibile subalternità culturale e politica alla Lega padrona.

Stefano Ciancio Editorialista

Navigo precariamente da una vita tra politica e giornalismo. Ho fatto politica, ho scritto sui giornali, ora scrivo per i politici cose che invio ai giornalisti, sperando che non le cestinino.

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