FRIDA KAHLO E DIEGO RIVERA: iVIVA LA VITA!

Articolo di Lara Cossalter

La collezione Gelman nasce nel 1941, quando Jaque Gelman e Natasha Zahalkaha si incontrano a Città del Messico.

I coniugi emigranti dall’est Europa diventano presto grandi mecenati, stringendo rapporti di amicizia con Frida Kahlo, Diego Rivera e altri artisti messicani come Rufino Tamayo, Marìa Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Angel Zarraga.
Le opere di questi ultimi sono esposte nelle prime sale del percorso espositivo, ma poco più in là Diego Rivera e Frida Kahlo ci attendono e ci accolgono come fossero nella loro Casa Azul.

Le stanze sono rosse come il loro ideale, la loro passione, il loro amore e il loro dolore; azzurre come la loro dimora, come il loro cosmo e la loro trascendente realtà.
Frida e Diego si mostrano attraverso le loro opere, attraverso le fotografie scattate da fotografi come Manuel Alvarèz Bravo, Nikolas Muray e in questi scatti Frida ci guarda negli occhi con determinazione, consapevolezza e una lieve melanconia.

Diego Rivera, Girasoli, 1943 – The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca

I leggendari scatti colgono il suo carico concetto identitario, quella sua necessità di guardarsi allo specchio e dipingersi, a volte come una principessa azteca, altre volte come una sposa spaventata, ma anche come un’amante, un’artista, una madre e una che madre non lo è più.

In ogni caso, Frida non manca di offrirci i suoi occhi, ce li impone e noi non possiamo sottrarci al suo sguardo magnetico e imperativo.
E’ lo sguardo di una donna intensissima e selvaggia, libera, ma non da se stessa.
Attraverso il percorso espositivo anche le sue nature morte, cariche di colori carnali e brillanti, in realtà, sono autoritratti del dramma; il rosso sanguinoso di un frutto aperto richiama il rosso accesso del rebozo magenta e vien facile chiedersi se tutto non si riassuma “ in un pezzo di stoffa rosso inchiodato su un muro bianco calce: straccio di sangue cocente contro la prigione delle ossa”. (Michel Leiris)

Tutto questo dolore, Frida lo esprime attraverso un corpus pittorico, che coincide con un corpus fisico; “analitica e tedesca”, come direbbe Diego Rivera, racconta le sue sofferenze attraverso gli organi malati, come in Colonna spezzata del 1944 e i collegamenti didascalici, dati da vene, arterie, capillari e cordoni ombelicali conducono il dolore fino a noi.

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943 – The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca

Dalle pagine acquerellate del suo Diario pittorico, Frida ci dice “Soy la disintegraciòn”e tenta di mascherare quel suo corpo simile a un vetro rotto, quel suo cuore frantumato, indossando costumi da Tehuana; “come una bomba infiocchettata” adorna di gioielli tintinnanti che annunciano il suo arrivo, mette in scena l’identità messicana, quella mexicanidad che ha ispirato i grandi stilisti della moda occidentale, come Elsa Schiapparelli, Valentino, Ferrè e Antonio Marras. Frida, un’icona globale attraverso la sua bellezza androgina, passionale e triste, ci insegna ad aprire gli occhi per vedere il mondo, il suo mondo: il Messico.

Un Messico intriso di quel sognante realismo che André Breton si ostinava a definire Surrealismo; ma la straordinarietà visionaria e tragica di Frida Kahlo non è surrealista. Lei dipinge la sua realtà, che assomiglia enormemente al Messico.
La mostra volge al termine.

Nell’ultima stanza Frida ci fissa negli occhi, come sempre.
Indossa un costume popolare che le incornicia il volto con merletti bianchi e qualche nastro: sembra una Madonna.
Nel suo sguardo il suo dolore, nella sua mente Diego, colui che l’ha fatta vivere e colui che l’ha uccisa ogni giorno.
Le sue labbra sono immobili, ma possiamo udire il suo canto: “Gracias a la vida”.

Sì, Gracias a la vida. E grazie a te, Frida.

LA COLLEZIONE GELMAN:
ARTE MESSICANA DEL xx SECOLO. FRIDA KAHLO,
DIEGO RIVERA,
RUFINO TAMAYO,
MARIA IZQUIERDO,
DAVID ALFARO SIQUEIROS,
ANGEL ZARRAGA

fino al 26 MARZO 2017

PALAZZO ALBERGATI
VIA SARAGOZZA,28 – BOLOGNA

WWW.PALAZZOALBERGATI.COM

Redazione Positive Magazine

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