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Cara Locatelli, adesso dimettiti.
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Cara Locatelli, adesso dimettiti.

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Cosa sia successo a Venezia, all’interno del Consiglio Comunale, lo riassume bene, per chi non fosse a conoscenza degli eventi, il nostro editorialista Stefano Ciancio, attraverso un post su facebook.

Che sia tutto legittimo, che i regolamenti siano stati rispettati, gridare al “lupo” o chiedere un ricorso al TAR non è però il punto di questo articolo. Dire che questo in fin dei conti è un articolo utopico forse è la fotografia più esatta, ma al sottoscritto il comportamento della Consigliera Locatelli ha fatto particolarmente indignare, per più ragioni.

Per anni ho seguito le cronache locali come giornalista, passando dall’ultima giunta Cacciari a quella di Orsoni, poi bruscamente interrotta dall’arresto di quest’ultimo sommerso dalle onde anomale dell’inchiesta sulle tangenti legate al MOSE. Siamo così rimasti spettatori di uno spettacolo davvero poco edificante, che dimostra come la politica, dinnanzi al potente di turno, si pieghi senza sapere come rialzarsi. La storia italiana poi insegna che di fronte alle difficoltà e alle incognite, l’italiano preferisce sempre affidarsi all’uomo forte, di peso, che decide tutto in autonomia e che ha tendenza ad eleminare il confronto e il dissenso in modi anche abbastanza indecenti.

È così quindi che davanti a poche alternative è stato eletto l’imprenditore, l’uomo forte Luigi Brugnaro, che con la sua innovazione, spavalderia, arroganza ha spazzato via in un solo colpo la concorrenza, mandando in crisi il già frastornato Partito Democratico. Lui, renziano numero uno (almeno così si è definito), ha portato in consiglio comunale Marta Locatelli, proprietaria di un’immobile a pochi passi da Piazza San Marco.  Così grazie alla sua influenza, alla vincinanza con il Sindaco è riuscita a trasformare la sua proprietà in soldoni sonanti, da alloggi privati a struttura ricettiva. La cosa che fa più indignare è l’utilizzo della formula “di interesse pubblico” nel far passare questa delibera. Qualcuno ci spieghi, perché una vera e solida motivazione non è di fatto ancora arrivata, dove sia l’interesse dei veneziani ad avere una nuova struttura ricettiva a due passi da San Marco.

Brugnaro, in campagna elettorale aveva promesso di riportare migliaia di residenti nel centro storico. Mentiva, sapendo di mentire, perché si sa, in campagna elettorale, tutto è lecito, pure le bugie. Tanto gli elettori hanno la memoria corta. Vedi cosa è successo per vent’anni con Berlusconi. 2 anni di Brugnaro è il saldo è ovviamente negativo: -1600 residenti. Una emorragia inarrestabile, che neppure il più abile dei chirurghi saprebbe tamponare, figuriamoci un consiglio comunale che nella sua maggioranza ha una consigliera come Marta Locatelli. L’accusa è grave, ma come dire, non si può rimanere a guardare e protestare passivamente. Serve una vera e propria rivolta democratica, a suon di manifestazioni pubbliche contro questa politica malata. Nessuno mette in dubbio, come già era stato detto all’inizio, che sia tutto legale. Ma oramai la distanza tra quello che è giusto e quello che è lecito non esiste più, perché avere una morale, un senso civico sono cose che sono passate di moda. Il profitto invece, quello di moda non passa mai, vero Locatelli?

Nessuno mette in discussione la libera e giusta ambizione di aumentare il proprio patrimonio personale. Ci mancherebbe, dirlo sarebbe da ipocriti. Quello che però si vuole denunciare è la totale mancanza di responsabilità civica di Marta Locatelli. La domanda sorge spontanea. Con quale coraggio la suddetta consigliera si potrà sedere ancora in consiglio comunale? Il Municipio è la casa di tutti i cittadini, dove chi è stato eletto ha il compito di rappresentare i cittadini (tutti, di maggiornanza e opposizione) nel migliore dei modi e onorando la carica a cui i cittadini hanno delegato attraverso il voto ai consiglieri poi eletti. Se Marta Locatelli ha delle ambizioni personali legate al suo patrimonio, che vanno in palese conflitto con la necessità di offrire ai cittadini veneziani nuovi alloggi per fermare l’emorragia di abitanti, allora non può continuare a sedere a Ca’Farsetti. Non può perché con questa delibera è venuto meno il rapporto di fiducia tra il cittadino e il politico, ha tradito quel patto che ha siglato nel momento della sua candidatura. Il poltico è stato eletto per fare del bene collettivo. In questo caso non è successo.

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