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Biennale Musica: Tan Dun, Leone d’Oro alla Carriera
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Biennale Musica: Tan Dun, Leone d’Oro alla Carriera

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[dropcap]D[/dropcap]urante la 61esima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea è stato consegnato il Leone d’Oro alla Carriera a Tan Dun, un compositore cinese, uno fra i pochi compositori del panorama contemporaneo ad aver raggiunto 15 milioni di visualizzazioni su YouTube per la sua Internet Symphony e con il premio Oscar per la colonna sonora del film di Ang Lee, La tigre e il dragone.

Nella serata del 30 settembre, il compositore ha diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai nell’esecuzione di tre brani, mai eseguiti in Italia: Secret of Wind and Birds, The Tears of Nature e Concerto for Orchestra. Questi brani rappresentano quello che per Tan Dun è la musica organica, una musica “in simbiosi con l’ambiente, nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell’orchestra“, come recita la motivazione del premio.

Conteso tra due culture opposte, quella occidentale e quella orientale, Tan Dun crede che la musica debba essere la rappresentazione delle proprie radici umane, un percorso a ritroso che va ad indagare il proprio passato, messo a confronto con il presente stesso. La passacaglia Secret of Wind rappresenta proprio questa ricerca, e infatti Tan Dun utilizza sei antichi strumenti cinesi per questo brano: guzheng, suona, erhu, pipa, dizi, e sheng. Con questi strumenti, Tan Dun vuole imitare il cinguettio degli uccelli, creando una registrazione adatta anche ad essere riprodotta su qualsiasi dispositivo digitale.

[quote_box name=””]Il pezzo inizia con il suono degli antichi strumenti cinesi suonati dai cellulari, creando un coro di uccelli digitali che fa slittare la tradizione verso la modernità. I pattern di otto battute evolvono in nove diverse ripetizioni raggiungendo un climax… Alla fine fiati, archi, ottoni e percussioni si uniscono in un unico grido come si trattasse del grido di un uccello gigante. Un grido che per me è quello della Fenice, il sogno di un mondo futuro[/quote_box]

Il secondo brano, Tears of Nature, è diviso in tre momenti, ognuno simboleggia un colore diverso e un sentimento: quello del tuono, quello della passione, quello dell’energia, tutti uniti dallo spirito umano. Ognuno di questi momenti è collegato ad un avvenimento naturale catastrofico avvenuto in tre città diverse: rappresentato dai timpani,  il terremoto del Sichuan nel 2008 ispira il primo, Threat of Nature; con la marimba, lo tsunami in Giappone ispira il secondo, Tears of Nature; il terzo brano, Dance of Nature, è per l’uragano Sandy, rappresentato da una serie di percussioni messe in cerchio, a simboleggiare lo spirito umano che combatte con e contro la natura.

L’ultimo brano è Concerto for Orchestra, tratto dall’opera Marco Polo, per la quale il compositore vinse il Grawemeyer Award. Commissionata dalla Filarmonica di Berlino, nel brano il protagonista compie un triplice viaggio: geografico, spirituale e musicale. Il primo movimento, Light of Timespace, gli archi e gli ottoni si susseguono ad intermittenza, quasi a rappresentare l’inchiostro della penna. Nel secondo movimento, invece, si viaggia verso i mercati ricchi di profumi e colori dei Paesi orientali, e infatti il nome datogli è Scent of Bazaar. Il terzo movimento porta l’ascoltatore fino in India, con The Raga of Desert, che rappresenta un raga indiano rappresentato dagli strumenti ad arco e fiato, cercando come potessero suonare come strumenti a pizzico, come il sitar. L’ultimo movimento rappresenta Marco Polo che arriva nella Città Proibita, che in realtà non è “proibita” e non rappresenta un ostacolo. Tan Dun cerca di immaginare cosa può aver sentito e visto Marco Polo in Cina e lo rappresenta attraverso la musica.

Interprete solista con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è il ventiquattrenne percussionista Simone Rubino, definito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitungun turbine di vitalità che potrebbe fare seriamente concorrenza a Martin Grubinger”, per cui il pezzo era stato originariamente composto.

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