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Attacco alla street-art: Cibo vs burocrazia
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Street-art, arte di strada. L’immagine romantica vede artisti loschi, aggirarsi di notte, armati di bombolette, famelici di spazi vuoti, della tela perfetta; un immaginario che li vede connessi all’illegalità ed ad immagini multi-colore che compaiono nell’oscurità – sollevando domande ed a volte disappunto -. Ma ciò non corrisponde necessariamente al vero, tant’è che sempre più spesso organi urbani si occupano di assegnare agli street-artists degli spazi sui quali creare, perché come si è fatto più chiaro con la progressione di quest’arte: i murales possono elevare gli ambienti, e non degradarli.

Negli ultimi anni numerosi sono gli street-artists che hanno cominciato ad abitare l’informazione, non più relegati a fenomeno di nicchia o settoriale: le loro opere sono riconosciute e spesso rubate alle stesse pareti alle quali gli artisti le avevano affidate. Si pensi al caso Banksy, l’artista senza volto (?) detrattore della mercificazione dell’arte, insofferente al feticismo collezionistico, trova le proprie opere battute all’asta per decine – sesso centinaia – di migliaia di dollari: Kissing Coppers è stato venduto alla Fine Arts Auctions di Miami per 447.000 $. Si pensi a Blu, artista marchigiano che ha deciso di distruggere le proprie opere piuttosto che vederle inserite in un contesto museale o convenzionalmente espositivo – al quale le opere chiaramente non appartengono -.

Seppur per motivazioni differenti ancora una volta la street-art si ritrova nell’occhio del ciclone: questa volta è Cibo l’indagato, street artist veneto, la cui opera nasce negli anni ’90, e da allora allieta le pareti con rappresentazioni culinarie, rasserenanti e rassicuranti: “…rappresentare l’eccellenza della cultura culinaria, perché in cucina c’è territorio, tradizione, trasparenza […]”.
A San Giovanni in Lupatoto sul muro di una piccola pizzeria si trova un’opera realizzata da Pier Paolo Spinazzè – in arte Cibo -: un murales che rappresenta pizza ed ingredienti vari; ebbene l’ente preposto – l’Ica – ha tassato l’opera in quanto considerata pubblicità, e quindi salatamente tassata. Spinazzè è di diversa opinione, in quanto l’opera non aveva finalità pubblicitarie.

Ecco qui di seguito la nostra intervista a Cibo:

Cibo

“Taglio alla ponta”, c. Cibo

Ci descrivi un po’ la tua politica artistica?

La mia carriera nasce una ventina di anni fa, e ho avuto modo di vedere molti aspetti di questa forma d’arte. Non nasco dal movimento hip hop, sarei più punk, e mi sono affiancato ai metodi della street-art consapevole del suo potere mediatico e della responsabilità di realizzare arte pubblica.
Cibo è un progetto tra i molti che porto avanti, ma è quello che mi da più soddisfazioni per l’interazione che ha con la gente. Ho lavorato in ogni aspetto dell’alimentare, dai campi alle cucine, dai banconi del bar, alle scrivanie di redazioni di periodici del settore.
In Italia il cibo è tradizione, territorio, ricordi e piacere, ci manca la torta di mamma anche se abbiamo la ricetta e potremmo farla in quasiasi momento, ma per noi italiani mangiare è un inno!
 Cerco di legare sempre il territorio con l’opera, anche perchè street-art ha senso qui ed ora, non la si può spostare! Per esempio in un campo di asparagi, vanno disegnati uova ed asparagi in primavera. Un’altra cosa importante è la lettura, mi trovo a comunicare per strada, la gente non ha ne tempo, ne voglia di capire, il concetto deve passare in pochi secondi e deve essere sia di facile accesso, che ricercato, mai banale. Inoltre in un periodo che la gente è stanca del linguaggio criptico, autoreferenziale, mercificato, dell’arte nelle gallerie, riportarli ad emozionarsi è una conquista!
Mi son guadagnato il rispetto prendendomi cura del territorio, cancellando scritte ingiuriose, coprendo l’odio con cibi, magari dolci. Un problema sentito molto qui a verona dopo il dilagare delle destre xenofobe. Sia chiaro, io cancellerei anche i “falcie martello” o i “luisa ti amo”, ma le probabilità mi portano a coprire per la maggioranza svastiche. Cosa interessante di questa performance è che è diventato un esempio, la gente scende in strada e mi “imita” coprendo a loro modo messaggi di odio, qui capisci che non sei solo e che hai fatto un buon lavoro.

Cibo

“Ovisparsi” c. Cibo

Ci racconti cos’è successo alla tua opera a San Giovanni in Lupatoto?

Pur facendo molto e dimostrando tutti i giorni il mio valore, un comune italiano – perchè questo è un problema squisitamente italiano – pensa che le mie opere siano alla stregua di cartelloni pubblicitari e i miopi politici di turno, uniti all’avidità dei burocrati, cercano di spillare soldi ai cittadini. La cosa fastidiosa di tutto ciò è che non vi è distinzione tra un’opera d’arte e un cartellone da camion, un artista non deve aver a che fare con l’ufficio tributi, deve parlare con l’assessorato alla cultura. Un artista rispetta i vincoli ambientali e culturali, non sopporta che si dia un prezzo a metro quadro come la stoffa. Questa è una superficialità che intende buttare alle ortiche anni di ricerca e studio di uno stile che mi porta ad usare il cibo come chiave di lettura.
Politica protocollo base: “se hai, ti tasso!”



Da quanto l’avevi realizzata? Da chi ti era stata commissionata? Avevi ricevuto un pagamento?

L’opera incriminata è stata realizzata tra aprile e maggio, quello che vedete è un mese di lavoro!
 L’opera era stata chiesta un po’ per scherzo da un mio amico, reo di essere co-affittuario di un muro verde marcio anni ’70 e di gestire una delle pizzerie al taglio più buone della zona. Con spirito da mecenate e encomiabile senso civico mi ha donato il muro fornendomi in cambio 125 pezzi di pizza, il buono per il buono in pratica. Anche gli altri condomini dello stabile hanno accettato con ottimo spirito la mia proposta, tutti felici insomma! Io ho deciso cosa disegnare e non ho realizzato nessun logo o scritta, è una mia interpretazione artistica e l’arte non si tassa.

Cibo

“Mortadella” c. Cibo

Avevi realizzato delle opere a titolo gratuito per il comune?

Non vorrei che fosse preso come un “do ut des”, la cosa riguarda la libertà artistica e l’ambito di appartenenza culturale e non lucrativa dell’arte. Il fatto che io dia molto è solo un’aggravante.
Come dicevo, ho a cura il mio paese e se posso regalo sempre, perchè fortunatamente ho clienti che mi pagano e capiscono la valenza sociale di quello che faccio. Infatti nel tempo libero, e con le risorse accumulate grazie a questi mecenati, regalo ad asili, scuole e piazze, a volte su richiesta del comune (come le due piazze a san giovanni) altre su richiesta di bambini ed educatori. Altre volte ancora intervengo su segnalazione e ci sono state situazioni che mi sono esposto anche legalmente pur di togliere delle schifezze, il tutto senza nulla volere.

Hai proceduto alla rimozione delle opere, come avevi intimato? Ed intendi fare qualcosa per contrastare l’azione del comune?

Ovviamente se potessi non priverei del sorriso cancellando le mie opere, ma se l’amministrazione non cambierà rotta a breve, credo che seguirò una scaletta precisa a cominciare da dicembre, tenendo alta l’attenzione dei cittadini e portando i media su questa imperdonabile mancanza di sensibilità. Se questa giunta non ha a caro una cosa così semplice, credo che la prossima lo farà. Io sono qua per restare, infatti se cancello qualcosa ora, al mutare della gestione la rifarò grande il doppio, e io le promesse le mantengo. Carbone quest’anno, canaglie!

Ho letto che il processo di pagamento della multa era attualmente in stallo, è ancora così?

Baggianate! Non sono mai arrivate carte a conferma dello stallo millantato e la multa è ancora a prezzo pieno! Avevano tutto il tempo di fare la figura dei signori, infatti per mesi ho provato a spiegar loro questi aspetti sociali del mio lavoro e come nel suq del cairo avanzavano sconti, come se si trattasse di soldi. In mesi hanno saputo produrre solo ciarle quando bastava una delibera come da art.20 com.6 del regolamento comunale sulle imposte.
Un segno di rispetto formale che autenticava il mio impegno di artista e non mi surclassava a pubblicitario che stampa loghi. Inoltre non sono l’unico, altri artisti versano in questa umiliate situazione nel medesimo comune, solo che io da professionista posso, devo e voglio farmi carico di questa battaglia civica.

Cibo

“Il kraken”, c. Cibo

Pensi che l’Italia non sia ancora sensibile alla street-art?

Un cinico ti direbbe di andare a parigi o a berlino, io ti dico di parlare con i vecchi del mio paese o con i bambini che girano in bici a cercare le mie opere. Ho visto città come orgosolo o il 13° arro. di parigi, e ogni luogo trova la sua ricetta di street-art, ogni persona ha diritto e dovere ad emozionarsi, ma devi porre la tua arte nel giusto linguaggio. Il mio è un piccolo paese di campagna, gente semplice e alla buona, eppure abbiamo trovato gioia in queste piccole cose!
Un mio prof una volta mi ha detto “se la gente non capisce, non è colpa loro, sei tu che comunichi male”

Ricordando il caso Blu, pensi che quello che sta accadendo alla tua opera sia l’ennesima riprova della mercificazione subita dalla street-art – ed anche dall’arte tout-court? 

Mettermi vicino a Blu forse è troppo, ma entrambi combattiamo una battaglia che va oltre i soldi perché quello che facciamo ha valore, non prezzo! Ovvio, ci campo e pago le tasse, ma io decido a chi vanno le mie opere! Se si introduce il paradosso che essendo arte pubblica e non mia, si può pensare che io ne sia un custode, il più autorevole forse, ma sempre un custode come lo siamo tutti e come hanno dimostrato di esserlo i miei sostenitori in questi giorni difendendo il “Turbinio di Pizza”.
Comunque per quel che mi riguarda è ignoranza e scarsa lungimiranza politica. Tra qualche anno riderò pensando a sta storia, ai limiti del reale!

Cibo

“Sarde in saor”, c. Cibo

Ritieni si possa fare qualcosa a riguardo?

Cercare di avere una visione ampia delle espressioni artistiche, le città sono vive perchè cambiano e la street-art va difesa come spirito dell’ignoto dietro ogni angolo, colore sul grigio della routine.
e nel quotidiano quando capitano ste laidate all’italiana, mai essere proni! Noi combattiamo battaglie che per quanto stupide sembrino sono le nostre battaglie e i nostri figli si baseranno su di esse per ergersi in un mondo migliore.

E poi, parliamo di che infanzia di merda hanno avuto questi che staccano multe per i murales?!

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