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Valerio Carocci racconta il Piccolo Cinema America
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Valerio Carocci racconta il Piccolo Cinema America

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A Roma, in piazza San Cosimato, da tre anni si teneva ogni estate un festival di cinema, che aveva lo scopo di portare in piazza i cittadini (e anche turisti) per vedere insieme film che hanno fatto la storia del cinema, con ospiti interessanti e interessati al progetto. Dietro a tutto questo lavoro c’è l’associazione Piccolo Cinema America, che si è trovata quest’anno coinvolta in una diatriba tra le buone intenzioni e la voglia di cultura, e Roma Capitale, che ha deciso che non andava più bene ciò che facevano.

Abbiamo fatto qualche domanda a Valerio Carocci, presidente dell’associazione, per quanto riguarda il loro operato e ciò che è successo.

Parlami un po’ dell’associazione Piccolo Cinema America.

Siamo una ventina di ragazzi tra i 18 e 25 anni di Roma e abbiamo deciso di creare questo progetto per cercare di restituire una vita culturale e cinematografica a Roma, passando per la riconversione e occupazione del Cinema America nel 2012. L’associazione si è formata nel 2014 e siamo attualmente registrati alla Camera di Commercio, tutto in regola.

Cosa avete fatto in Piazza San Cosimato in questi anni?

Sono tre anni che organizziamo il Festival Trastevere Rione del Cinema, con la proiezione di film vecchi per non entrare in concorrenza con le sale cinematografiche circostanti e a titolo completamente gratuito, promuovendo una cultura del cinema alla cittadinanza romana. Finora hanno partecipato in tre anni circa 200 mila spettatori con ospiti eccezionali come Borghi, Bertolucci, Marinelli, e moltissimi altri.

Roma capitale vi ha sfrattato. Quali sono state le motivazioni?

Il comune di Roma ha deciso di emettere un bando sull’utilizzo della piazza per una questione di trasparenza, ma non era necessario, risultando così una scelta del tutto politica. Ci siamo opposti perchè non troviamo corretto sottoporci ad un concorso pubblico dal momento che siamo stati gli unici a fare qualcosa in piazza San Cosimato e soprattutto gli unici con quella idea.

Dove vi trasferite ora con la vostra missione?

Ci spostiamo a Monte Ciocci (Valle Aurelia, XIV Municipio), Casale della Cervelletta (Tor Sapienza, IV Municipio) e anche al Porto turistico di Ostia.

Cambierà l’organizzazione dei vostri eventi con questi trasferimenti?

Il format rimarrà lo stesso ma si adatterà ai luoghi in cui ci trasferiamo, tenendo conto anche di quello che ci circonda. Se ci sono nuclei abitati non andremmo avanti fino all’alba, cosa che potremmo fare in un luogo più isolato.

E cosa avete fatto per il Cinema Troisi?

Circa tre anni fa abbiamo vinto la sala ad un bando pubblico e abbiamo raccolto soldi per poterla ristrutturare, per un totale di circa 300 mila euro, alcuni a carico dell’associazione, altri soldi raccolti dal pubblico. Per l’autunno di quest’anno si riaprirà il cinema con grande soddisfazione.

Ho letto un commento da parte della Guerrini che se riferita a Roma, città del cinema italiano, è paradossale. Diceva che guardare film vecchi famosi è un feticcio. Secondo te, come è la situazione culturale nella città di Roma?

Roma dal punto di vista culturale mantiene una sua vivacità, ma si potrebbe fare di più. Se le amministrazioni si impegnassero a gestire e in qualche modo valorizzare l’operato delle persone e associazioni. Viviamo aspettando momenti migliori e tempi migliori per la vita culturale della città.

Sulla loro pagina Facebook, c’è una bellissima lettera di Flaminia Carocci, che potete leggere qui. Vi riporto quello che considero il fulcro dell’attività dell’associazione.

Preferisco pensare che c’era una volta una piazza grigia, un po’ dimenticata, che ora non c’è più, o meglio non ci sarà mai più, perché l’amore di quei ragazzi l’ha rivoluzionata. E se un amore è forte e generoso, proprio come questo, vince ogni battaglia e continua a seminare, sperando che altri raccolgano i frutti del suo dolore.

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