Eventi

Anche quest’anno la città di Bologna in occasione dell’Art Week, si sta preparando ad ospitare diversi eventi che coinvolgeranno il mondo dell’arte. Una delle zone protagoniste in modo particolare sarà L’Autostazione di Bologna dove si svolgerà la Terza edizione del Setup.

Setup è la fiera indipendente dedicata all’arte contemporanea che lo scorso anno si è conclusa con ben 9.500 visitatori, 26 gallerie, con le straniere in forte aumento, sponsor nazionali, oltre 4.000 followers sulle piattaforme social e quattro premi d’arte. Ho avuto l’occasione di incontrare le curatrici e critiche della fiera  Simona Gavioli e Alice Zannoni,  al quale ho voluto fare diverse domande riguardanti la prossima edizione e le novità che porterà con se.

Simona e Alice, partono con la premessa che anche questa edizione il format punterà sugli artisti emergenti e sui giovani attori del mondo dell’arte.
“Coinvolgere il pubblico dei giovani, non è mai semplice ma è importantissimo, Set Up si rivolge ad un pubblico vasto ed eterogeneo per fascia di età, ha scelto un biglietto d’ingresso ad un prezzo accessibile proprio per questo motivo.Il nucleo di lavoro, l’idea SetUp Art Fair, nasce ed esiste per avviare i giovani artisti, curatori, galleristi; è un po’ come se SetUp fosse il “vivaio” dell’arte contemporanea per la possibilità di esporre proposte nuove e sperimentare senza grossi impegni economici perché le tariffe per gli spazi espositivi sono davvero tarate al minimo per reggere i costi della fiera. A SetUp si può rischiare, si può sperimentare; Setup è un banco di prova per artisti, curatori e gallerie, per chi investe sui giovani con attività di talent scouting. Noi scommettiamo sul futuro e, senza nulla togliere alla saggezza senile, il futuro è dei giovani.”

 

setup_giovedì-122 copia

Qual è il punto di forza dell’Evento SetUp?
Si possono dare risposte diverse in base al soggetto della conversazione, sia esso artista, gallerista, curatore, collezionista, addetto al settore e semplice visitatore. Da organizzatrici crediamo di poter dire che il successo della manifestazione sia dovuto proprio ad un’organizzazione eterogenea e trasversale: SetUp non è solo una fiera, ma una kermesse di arte contemporanea che genera una straordinaria energia nei quattro giorni dell’evento con una coda  nei mesi successivi. Ci prendiamo cura di chi collabora con noi e dei nostri clienti, che per noi sono Persone, e questo atteggiamento positivo, umano, propositivo e disponibile ha una ricaduta immediata e a lungo termine con risultati inaspettati sul piano delle relazioni professionali, culturali e delle contrattazioni commerciali.
Quali sono le novità principali di quest’anno?
Poiché il format e l’impianto dell’evento funzionino non c’è la necessità per SetUp 2015 di presentarsi con delle novità, motivo per cui, a livello di progetto, non ci sono “news strutturali” ma solo azioni di assestamento: stessa direzione organizzativa, stesso format, sempre presente il comitato scientifico, confermati anche gli special project e le special area (SetUp Blab, Ricreatorio, Area Kinder). Ci saranno sicuramente delle new entry a livello espositori, maggiore cura all’area editoria con un bookshop; abbiamo ragionato su un nuovo tema del programma culturale che sostiene le argomentazioni dei talk e delle rassegne e che quest’anno, ecco la novità, si presenta anche con un nuovo progetto chiamato “Art Mise En Place”: una serie di dialoghi dedicati al food e ai rapporti arte e food con la partecipazione straordinaria di grandi chef che non solo racconteranno le dinamiche ma si metteranno in azione coinvolgendo i visitatori con la performativa “Cena del silenzio”. Quest’anno stiamo lavorando per offrire un evento di qualità ricercando contenuti visivo-culturali di alto livello e, insieme ai contenuti la forma, dando attenzione ad aspetti tecnico-logistici che permettano di ottimizzare la fruizione degli spazi e la vivibilità della manifestazione. A differenza dell’edizione precedente nell’area Talk quest’anno abbiamo optato per un programma meno fitto, ma sempre con tavole rotonde e appuntamenti meno performativi che animeranno l’edizione 2015 con il tema della terra; terra come zolla, come materia, come luogo mentale-metaforico e non in cui radicare le esperienze, terra come confine, terra come elemento chiave per generare il nutrimento di cui l’arte e la cultura anno bisogno. Terra come stimolo per la riflessione e la conseguente (e auspicata) rigenerazione. Ritorneranno i laboratori per bambini, ritornerà il Ricreatorio, ritorneranno gli Special Project, il tutto, chiaramente, rinnovato nei contenuti!

Tecnologia ed Arte da sempre sono due opposti che negli ultimi tempi sono riusciti a trovare diversi punti d’incontro uno di questi è un nuovo tipo di social “Instagram”  ,da dove è nata l’idea di coinvolgere  questo tipo di piattaforma web e non solo all’interno del vostro evento?
Le piattaforme web sono importantissime, sarebbe inconcepibile dichiararsi una fiera attenta al contemporaneo e prescindere dai canali social! In SetUp tradizione e innovazione si compenetrano e completano in un “matrimonio sperimentale”, a volte con equilibri dosati, altre volte senza calibro ma sempre con il desiderio di essere parte del processo creativo e stimolare attenzione. Il web non rappresenta l’assoluto della Comunicazione contemporanea, ma se ben utilizzato diventa uno stimolo di ricezione e diffusione delle prospettive senza eguali, è il “qui/ora” e l’“ovunque/sempre”, è uno strumento dalle grandi potenzialità. L’idea di lanciare un contest instagram è nato semplicemente guardandosi intorno, osservando e analizzando le dinamiche che attraversano il mondo; temi, impostazioni e contenuti del progetto instagram-setup invece sono frutto di un lavoro di sartoria, una riflessione che nasce mettendo a confronto obbiettivi e budget. La rete è un accesso in entrata e in uscita che permette di arrivare ovunque. Ma prima della rete e di internet ci deve essere il progetto, altrimenti il rischio è l’implosione. Internet è un arma a doppio taglio e bisogna avere le idee chiare sia sui contenuti da veicolare che sui meccanismi che reggono il network.
Infine quali risultati vi aspettate da questa nuova edizione?
Ci sono vari parametri per monitorare l’andamento di una fiera. Un aspetto riguarda “i numeri” e, dopo gli ottimi risultati della scorsa edizione, abbiamo capito che difficilmente potremo andare oltre, almeno per alcuni fronti e con la metratura che abbiamo a disposizione (2000 mq); la lettura delle attese, pertanto, non sarà in termini puramente quantitativi (non ci aspettiamo più gallerie, più visitatori, più editori, più articoli). Quello che vorremmo, ed è la direzione in cui stiamo lavorando, è accrescere la coscienza, la percezione di SetUp e del suo potenziale a livello nazionale e internazionale. Vogliamo consolidarci e crescere sul fronte della qualità della proposta perché vogliamo essere un importante momento di visibilità e scambio per i giovani artisti e per le gallerie; vogliamo i collezionisti, vogliamo lavorare bene per accrescere l’attenzione degli stakeholders, vogliamo collaborare con la città di Bologna, vogliamo avere partner importanti nel 2016. Vogliamo continuare nella direzione che abbiamo preso fin dall’inizio ma con intenzioni più incisive rispetto al brand SetUp e alla sua identità nel sistema arte. I risultati che per noi sono importanti non li vedremo alla fine di SetUp 2015 ma più avanti nel tempo.

www.setupcontemporaryart.com è già on-line l’application form
info@setupcontemporaryart.com
L’evento avrà luogo dal 23 al 25 Gennaio 2015, Autostazione Bologna , Piazza XX Settembre.

Foto e testi di Giacomo Cosua, da Ferrara.

Ecco il nostro racconto della prima giornata, di uno dei festival più interessanti sul tema dell’informazione globale in Italia e in Europa.

1) – Il premio “Anna Politkovskaja”

Internazionale quest’anno ha deciso di premiare la giornalista e attivista siriana Maisa Saleh per il suo impegno nel documentare la Siria. La giornalista, che prima lavorava come infermiera, ha messo la propria vita in pericolo (e quella della sorella, tutt’ora segregata dal regime siriano) per raccontare l’evolversi della rivoluzione contro la dittatura. Una rivoluzione però avvolta nella morsa che vede contrapporsi il governo siriano da una parte e i terroristi islamici dell’Isis dall’altra.

DSC_4395 Maisa Saleh.

DSC_4365 Francesca Caferri di Repubblica intervista Maisa Saleh.

2) La Droga & Wall Street

“Una volta ero in un ristorante di Cancun. Mi si avvicina il cameriere e mi porge una bottiglia di champagne offerta da un tavolo non distante dal mio. Ho rifiutato, ma il cameriere impaurito mi ha pregato di accettare. Era il dono di uno dei leader di un cartello della droga messicana. Mi conosceva come giornalista, occupandomi del narcotraffico. Quando sono andata in bagno lui mi ha fermata e mi ha detto: “apprezzo il tuo lavoro, sono contento inoltre che ti sei occupata dei pedofili che ci sono nel governo. Se mi dici chi dobbiamo ammazzare, sarò felice di fare un po’ di piazza pulita: un senatore o un governatore, basta che mi fai un nome. Io rifiutai, non volevo essere complice di nessun omicidio. Dopo essere tornata dal bagno, il boss mi disse: se lei non vuole dirmi di farlo lo capisco, quando tornerà al suo tavolo, può far cadere un fazzoletto, quello per me sarà il segnale. Tornata al tavolo ho detto a tutti: il primo che farà cadere un fazzoletto a terra verrà ucciso all’istante. Passati diversi mesi, in un altro ristorante, poco prima che venne arrestato, mi ritrovai di nuovo il narcotrafficante. “Il tuo libro mi è piaciuto molto, brava”. Questo uno dei tanti episodi raccontati a Ferrara dalla giornalista messicana Lydia Cacho, che rischia la vita ogni giorno.

DSC_4471 Lydia Cacho

DSC_4523 David Rieff, giornalista e scrittore intervenuto sul tema dei cartelli della droga e il narcotraffico collegato al sistema del riciclaggio del denaro.

3) Hong Kong e la rivolta

In diretta Skype da Hong Kong, Nicholas Bequelin di Human Rights Watch ha raccontato: “Un gruppo di sconosciuti ha attaccato gli studenti di occupy central, la polizia però invece di difenderli, ha intimato agli occupanti di interrompere la protesta senza muovere un dito in loro difesa. In questo modo i negoziati tra il governo di Pechino e i manifestanti si fanno solamente più aspri”. Ad Hong Kong, la protesta sale: la richiesta è quella di mantenere la parola data dopo il passaggio di Hong Kong alla Cina, ovvero quella di poter scegliere i propri rappresentanti politici. Pechino è d’accordo sull’elezione, ma solo da parte di candidati proposti dal governo centrale. La situazione è ancora incandescente.

DSC_4536 Junko Terao di Internazionale

4) Matteo Renzi e le Uova.

Forte contestazione a Ferrara all’arrivo del Premier Matteo Renzi. I “grillini” tra cartelli, fischi, fischietti hanno tirato fuori dal cesto un paio di uova prima che i carabinieri riuscissero a “spostare” i manifestanti. Risultato? Il giornalista del Financial Times Ferdinando Giugliano si è sporcato il calzino, mentre Renzi tra battute sulle possibili frittate, è rimasto incolume. M5S in piazza come in parlamento: deve aggiustare la mira.

DSC_4581 Tra il pubblico anche il ministro della cultura Dario Franceschini, ferrarese (per lui niente uova).

DSC_4619 Uno degli ovetti per il premier Renzi.

DSC_4878 “Dovevate colpire qua”. Non lo ha detto, ma magari ci ha pensato.

DSCF5023
Uno dei momenti della protesta vicino al palco.

Riparte il festival di Internazionale che si svolge ogni anno a Ferrara (quest’anno il 3,4,5 ottobre) e condensa in 3 giorni il meglio del giornalismo mondiale.

Ecco gli appuntamenti imperdibili di Domani, Venerdì 3 ottobre.

10.30 Cinema Apollo Inaugurazione e presentazione del festival a seguire Consegna del premio giornalistico Anna Politkovskaja Sesta edizione alla giornalista siriana Maisa Saleh

12.00 Piazza Municipale Cara Italia, ti scrivo Lettere da un mondo complesso. Gli studenti del Liceo Roiti e del Liceo Ariosto di Ferrara intervistano Federica Mogherini ministro degli affari esteri, Ewelina Jelenkowska-Lucá Commissione europea, Giampaolo Musumeci Radio24, conduce Federico Taddia Radio24

14.00 Teatro Comunale I narcos di Wall Street I rapporti tra cartelli della droga e alta finanza. Lydia Cacho giornalista messicana, David Rieff giornalista statunitense, Ed Vulliamy The Guardian. Introduce e modera Piero Melati il venerdì

14.30 Cinema Apollo L’esplosione Estremismo islamico, divisioni settarie, confini a rischio. Dall’Iraq alla Libia, verso un nuovo Medio Oriente. Issandr el Amrani International crisis group, Stéphane Lacroix Paris school of international affairs, Karl Sharro scrittore e blogger anglo iracheno. Introduce e modera Catherine Cornet Internazionale

DSC_099516.00 Ridotto del Teatro Comunale Informazione sotto pressione Il giornalismo tra etica e sostenibilità economica. Anguel Beremliysky Commissione europea, Iñigo Domínguez El Correo, Lee Marshall corrispondente britannico, Eric Jozsef Libération. Introduce e modera Tonia Mastrobuoni La Stampa

16.30 Cinema Apollo Cina. La spina nel fianco di Pechino Le tensioni tra uiguri e cinesi han nello Xinjiang gettano un’ombra sul grande sogno cinese. Nicholas Bequelin Human rights watch, James Millward Georgetown University, Nury Turkel attivista e avvocato di origine uigura. Introduce e modera Junko Terao Internazionale

20.00 Piazza Municipale Lampedusa un anno dopo Una serata per ricordare il naufragio del 3 ottobre 2013 Un appello per i bisogni umanitari dei profughi. Loris De Filippi Msf, Maisa Saleh giornalista siriana, Tareke Brhane Comitato 3 ottobre

Chi ha letto i miei precedenti articoli sa che tendo ad avere un viscerale interesse per tutte quelle organizzazioni, associazioni e gruppi che tendono a sviluppare e favorire la vitalità culturale, in qualunque campo la si intenda, tramite eventi e manifestazioni e soprattutto se legate ai giovani talenti.

Di seguito a questa breve premessa, scrivo con piacere e soddisfazione dell’Associazione Culturale Toolkit, un gruppo di giovani artisti e curatori riunitisi attorno all’artista multimediale Martin Romeo, che oltre ad essere l’ideatore di questo evento, ne è anche il direttore artistico. Un’ associazione viva, vibrante, che nel corso degli anni ha promosso diversi artisti , principalmente emergenti e under 35, provenienti da tutto il mondo, mettendoli in contatto con studenti, istituzioni e spettatori.

Punto focale su cui si concentra l’azione dell’Associazione è l’arte digitale, attraverso il suo principale strumento, il Toolkit Festival appunto, ideato per sviluppare il confronto creativo, la diffusione e la conoscenza delle arti digitali e le diverse possibilità di collaborazione culturale.

La tecnologia, anche nel campo artistico, ha permesso tanto la sperimentazione di nuove forme espressive quanto il ripensamento di quelle tradizionali, lasciando però il margine necessario al linguaggio personale dell’artista.
Una delle principali caratteristiche dell’arte digitale è la capacità di adattarsi e assumere molteplici interpretazioni anche in relazione a spazi precostituiti, restituendo una visione e una forma sempre nuova.
Queste stesse immagini, trasmesse allo spettatore, entrano dunque a far parte del suo bagaglio esperienziale e alimentano la co-creazione nel momento performativo, lo spettatore è quindi parte attiva nel processo di nascita dell’opera.
Un binomio arte-tecnologia che vuole creare un dialogo, fra artista e spettatore, superando gli approcci prevalentemente ludici e spettacolari.

Eccoci dunque alla quarta edizione del Toolkit Festival, intitolata “Compositional Phases”, che si concentrerà sul riadattamento digitale dell’opera e sulla modularità delle fasi che costituiscono il progetto artistico. Si chiede agli artisti di mettere in luce i diversi stadi di creazione del progetto presentato all’interno dell’ambiente espositivo: l’opera deve essere in grado di comunicare tutti gli aspetti che costituiscono la progettazione del lavoro e le sue fasi, dal riadattamento dell’opera per mezzo della tecnologia, fino alla sua rappresentazione in digitale.

Viene presentato inoltre un programma didattico attraverso 3 workshop ( i cui temi saranno : Interattività, Arte Aumentata, Sound Design) aperti a tutti e realizzati in concomitanza ad altri eventi, con lo scopo di far conoscere e sperimentare, in prima persona, alcuni dei principali software di interattività basati sull’utilizzo di supporti audio e video e tentare di rendere la conoscenza della “new media art” più accessibile al pubblico.

L’associazione culturale Toolkit vuole dunque porsi come punto di incontro e riferimento per giovani artisti emergenti che muovono i primi passi nel campo delle arti arti multimediali. Si vuole avvicinare un pubblico più numeroso a questo affascinante ramo dell’arte contemporanea, coinvolgendo giovani artisti di tutto il mondo, istituzioni, Università e tutti i curiosi desiderosi di dare nuove definizioni ad una forma di espressione che lentamente, e finalmente, va definendo la sua identità e il suo ruolo anche in Italia.

Tre giorni di festival in cui saranno concentrati anche un ampio ventaglio di esperienze: mostre interattive, seminari, concerti di musica sperimentale e spettacoli di danza, video-installazioni e performance artistiche. Il tutto dislocato in vari luoghi della città, così da poter proporre la kermesse ad un pubblico il più eterogeneo e numeroso possibile.

Un festival con una programmazione intensa e dal carattere innovativo, che, per la sua natura altamente partecipativa (non dimentichiamo che gran parte dell’arte multimediale che proponiamo è arte interattiva) , non può essere trasmessa in forma esaustiva tramite la presentazione orale o scritta del suo programma… ergo : siete tutti invitati a venire, ma soprattutto, partecipare e interagire.

Informazioni:
WWW.TOOLKITFESTIVAL.COM

Martin Romeo_Point of views_videoinstallation_2014_photography by Valentina Rachiele__

Martin Romeo_Label_interactive dance_2011_photography by Emanuele Girotti_

Martin Romeo_Built in_interactive videoinstallation_2011_photography by Carlo Ottaviani

Martin Romeo_The method_interactive dance performance_2014_photography by Alvise Nicoletti_1

Foto di Copertina: Luca Volpi
Credits per le altre foto: Wikipedia.

Il 2015 sarà l’anno dell’ Expo di Milano, ovvero un’ Esposizione Universale che si vuole caratterizzare per un tema diretto ed avvincente, carico di speranze: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.

Nonostante un significato ed una genesi così complessi, sarà un evento pensato in pompa magna che per rimanere nella memoria degli uomini, cercherà con insistenza la vicinanza e la partecipazione dei Popoli stessi, dei cittadini di quei 130 Paesi che vi parteciperanno e che per 185 giorni, guideranno i visitatori, attesi a milioni, in un turbinio di tradizione mista a tecnologia. Cultura e tradizione contrapposte alla globalizzazione, sapori che si scontreranno con disciplina ed educazione alimentare, intesa come “management” oculato di risorse e sforzi comuni.

L’obiettivo è dunque quello di dare una scossa a Milano, ma anche all’ Italia intera ed al Mondo, nella speranza che cultura e scienza donino all’appuntamento del prossimo anno, un’ identità ben decisa nel dimostrare che la lotta agli sprechi alimentari e la difesa dell’ambiente sono anch’essi fattori di sviluppo di ogni Nazione.

Certo la sfida sembra improponibile e di sicura difficoltà. Sarà arduo riuscire a dare una risposta ai preoccupanti problemi che affliggono (e affliggeranno) il Mondo col passare dei decenni: come si combatterà il calo della produzione dei cereali base dell’alimentazione opposto alla crescita della popolazione ? Come sarà possibile garantire acqua, sviluppo delle fonti di energia rinnovabili e il diritto alla terra? Come si porrà rimedio a temi scottanti come la lotta all’aumento dell’obesità giovanile e la decadenza della cultura alimentare locale?

expo 2015 (1) copy copy

Sicuramente sarà uno sforzo immane cui però gli organizzatori sembrano credere e cercano insistentemente di difendere davanti a tutti i problemi che “inquinano” il contorto procedere della macchina espositiva chiamata “Expo 2015”.

Se i significati e gli obiettivi di questa immensa organizzazione, dunque, procedono fra inevitabili e talvolta inaspettate difficoltà, ci sono comunque intenti che meritano un elogio incondizionato ed una rapida analisi.
Mi riferisco soprattutto al lato architettonico, culturale e del rapporto tra cibo ed arte, temi a me molto cari e che voglio raccontare, in modo leggero e senza entrare in sottigliezze e dettagli tecnici, tralasciando quello che invece c’è di negativo e poco chiaro.

Expo 2015 è un appuntamento che ha come scopo il voler fungere da traghettatore fra passato e futuro, fra una rimpianta identità territoriale e culturale e la paura per le conseguenze delle scelte errate degli ultimi anni.
Un impasto col territorio che conterrà una miriade di nuove strutture e costruzioni ma vuole essere il meno impattante possibile.

Opere che nella loro solennità e grandezza vogliono integrarsi con la natura e non solo visivamente e progettualmente, ma anche come un nuovo concetto del rapporto di usufrutto fra uomo e terra e, ne sono convinto, con quel rispetto che se avessimo dedicato alla Terra già qualche decennio fa, ci avrebbe restituito tanto.
Un milione di metri quadri utilizzati per delineare un percorso che, armoniosamente, guidi il “pellegrino” attraverso una riflessione introspettiva, un dibattito interiore ed organizzato, che prende spunto (guarda caso) dalla tradizione antica.

L’area espositiva è infatti organizzata come un’isola circondata da un canale d’acqua ed è strutturata secondo i due assi. La principale, il Decumano, collegherà l’ovest all’est, la città al luogo dove il cibo è simbolicamente prodotto, la campagna e lungo la quale, secondo un principio di uguaglianza, sono affacciati tutti i padiglioni nazionali. Il Cardo, unirà invece il nord al sud ed è dedicato all’Italia, il paese ospitante, che vi disporrà i prodotti tipici con l’idea di incontrare il resto dei Paesi in una piazza, Piazza Italia, proprio nel punto in cui Decumano e Cardio si incrociano.

expo 2015 (1) copy

Sparsi poi su tutto il territorio prenderanno vita i padiglioni dei paesi espositori ovviamente, la Collina Mediterranea, l’Expo Centre, l’Open Air Theatre e la Lake Arena, più ristoranti, bar, negozi ed edifici ad uso commerciale, organizzazioni internazionali no-profit e ONLUS. Veri e propri riferimenti simbolici, grazie ai quali i visitatori non faticheranno ad orientarsi su una superficie così estesa e dispersiva, con attrattive e manifestazioni ad ogni angolo.

expo 2015 (7) copy

In particolare i padiglioni collettivi dei Paesi partecipanti sono stati denominati cluster, e sono una vera novità rispetto alle manifestazioni del passato. Mentre questi spazi sono sempre stati pensati raggruppando gli espositori utilizzando una logica puramente geografica, ad Expo 2015 sono invece state ideate nove aree secondo un’ identità tematica:

Agricoltura e Nutrizione nelle Zone Aride – La Sfida della Scarsità d’Acqua e dei Cambiamenti Climatici
Isole, Mare e Cibo
Bio-Mediterraneo – Salute, Bellezza e Armonia
Riso – Abbondanza e Sicurezza
Caffè – Il Motore delle Idee
Cacao – Il Cibo degli Dei
Cereali e Tuberi – Antiche e Nuove Colture
Frutta e Legumi
Il Mondo delle Spezie

Spazi espositivi individuali però organizzati intorno a un’area comune.
A cornice delle costruzioni poi, l’ acqua, tanta, che ricorda le vie d’acqua di Milano appunto, i caratteristici Navigli e verrà convogliata dai canali già esistenti come il Villoresi, fra i più importanti.
Uno spettacolo suggestivo, orchestrato da architetti e progettisti di fama internazionale (Stefano Boeri, Ricky Burdett e Jacques Herzog, solo per citarne alcuni) con un investimento che, sulla carta, si avvicina ai 14 miliardi di euro ma che, come da tradizione, aumenteranno esponenzialmente.

Cosa rimarrà poi?
Bisogna premettere che per la progettazione dei singoli padiglioni, lasciata abbastanza libera nelle forme e negli stili, sono state fornite regole ed obblighi relativamente restrittivi. Li riassumo: bisognerà utilizzare materiali eco-sostenibili; gli edifici dovranno essere pensati per essere smantellabili o facilmente smontabili una volta conclusasi la manifestazione; bisognerà prevedere un consumo energetico ridotto e prestare la massima cura all’ambiente ed al paesaggio.

Ciò nonostante qualcosa rimarrà e non tutto verrà smontato e rispedito nei vari Paesi.
E’ tutto ancora da decidere, ma la vera novità sarà la costruzione di un nuovo quartiere residenziale nell’area espositiva (ora parco agricolo) e di sicuro resteranno il grande parco e l’Expo Tower, che dovrà essere riorganizzata come spazio culturale e di incontro sociale.

Prepariamoci ad una grande trasformazione insomma: il progetto per l’Expo ridisegnerà infatti la città, anche in verticale, una città più verde, meno inquinata (stimata una riduzione del 15% di Co2) con nuove infrastrutture, strade, vie di collegamento.

In fin dei conti, da quando si organizza questo genere di eventi, succede talvolta che alcune installazioni siano mantenute e siano diventate addirittura veri e propri simboli cittadini o nazionali com’è nelle speranze degli architetti che stanno lavorando all’ Expo.

A Parigi, fra gli esempi più famosi, la Torre Eiffel, costruita per “l’ Exposition Universelle di Parigi” o la “Fiera di Milano” stessa, durante la quale fu utilizzato anche Parco Sempione e costruito l’acquario civico al suo interno e, non ultimo l’EUR, a Roma, per un’esposizione annullata all’ultimo per via della II Guerra Mondiale.
Una nota meritano anche le scelte del logo di Expo 2015 e della mascotte. Il logo in particolare è il risultato di un concorso pubblico aperto a studenti delle facoltà di Architettura, Design e Arti, Moda, Grafica Pubblicitaria e Disegno Industriale.

expo 2015 (6) copy

Una commissione creata appositamente per la selezione dei vincitori ha preso in considerazione e valutato le proposte che, sottoposte a una votazione pubblica, hanno portato a scegliere quella definitiva, una scritta multicolore in cui si sovrappongono le lettere formando la parola “EXPO” e le cifre dell’ anno “2015”.

Nel 2013 invece è stata presentata la mascotte ufficiale che si tratta in realtà composta da undici personaggi, del mondo della frutta e degli ortaggi e che vanno a comporre il volto di un dodicesimo personaggio, Foody. Il nome dei personaggi è stato deciso dai bambini attraverso un sondaggio online e si tratta di una famiglia composta da aglio, anguria, arancia, banana, fico, mais blu, mango, mela, melagrana, pera e ravanelli.

Personaggi che simboleggiano alimenti provenienti da tutto il mondo, ognuno con la propria personalità, simboli di diversità ma di unione.

Un’Esposizione allora che sarà croce e delizia per Milano e l’Italia intera, che fra immensi sperperi di soldi ed energie vuole però sferzare le coscienze dei cittadini, diversi per origine e culture ma accomunati, senza differenze di razza ed origine, dai problemi e dai rischi cui va incontro la Terra. Una Terra per anni sfruttata e ignorata, ma che puntualmente ci sta presentando il conto.

Non so dire cosa Expo 2015 ci riserverà ma io, nonostante le difficoltà e le delusioni che la cronaca ci riporta quasi giornalmente, penso sarà un’occasione unica per gettare le base di una coscienza più reale di quello che sta succedendo e per un punto comune di ri-partenza.

Io lo visiterò e cercherò di coglierne i lati positivi, la voglia di svolta, la capacità Italiana di reagire alle difficoltà e della ricerca, nella speranza possa restituirci considerazione ed ammirazione agli occhi del Mondo intero, come meritiamo.

Positive Magazine numero 3 – compralo ora dal nostro sito