Musica

musica

Durante la 61esima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea è stato consegnato il Leone d’Oro alla Carriera a Tan Dun, un compositore cinese, uno fra i pochi compositori del panorama contemporaneo ad aver raggiunto 15 milioni di visualizzazioni su YouTube per la sua Internet Symphony e con il premio Oscar per la colonna sonora del film di Ang Lee, La tigre e il dragone.

Nella serata del 30 settembre, il compositore ha diretto l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai nell’esecuzione di tre brani, mai eseguiti in Italia: Secret of Wind and Birds, The Tears of Nature e Concerto for Orchestra. Questi brani rappresentano quello che per Tan Dun è la musica organica, una musica “in simbiosi con l’ambiente, nella quale elementi naturali come acqua, pietre, oggetti di carta e di ceramica interagiscono con i tradizionali strumenti dell’orchestra“, come recita la motivazione del premio.

Conteso tra due culture opposte, quella occidentale e quella orientale, Tan Dun crede che la musica debba essere la rappresentazione delle proprie radici umane, un percorso a ritroso che va ad indagare il proprio passato, messo a confronto con il presente stesso. La passacaglia Secret of Wind rappresenta proprio questa ricerca, e infatti Tan Dun utilizza sei antichi strumenti cinesi per questo brano: guzheng, suona, erhu, pipa, dizi, e sheng. Con questi strumenti, Tan Dun vuole imitare il cinguettio degli uccelli, creando una registrazione adatta anche ad essere riprodotta su qualsiasi dispositivo digitale.

Il pezzo inizia con il suono degli antichi strumenti cinesi suonati dai cellulari, creando un coro di uccelli digitali che fa slittare la tradizione verso la modernità. I pattern di otto battute evolvono in nove diverse ripetizioni raggiungendo un climax… Alla fine fiati, archi, ottoni e percussioni si uniscono in un unico grido come si trattasse del grido di un uccello gigante. Un grido che per me è quello della Fenice, il sogno di un mondo futuro

Il secondo brano, Tears of Nature, è diviso in tre momenti, ognuno simboleggia un colore diverso e un sentimento: quello del tuono, quello della passione, quello dell’energia, tutti uniti dallo spirito umano. Ognuno di questi momenti è collegato ad un avvenimento naturale catastrofico avvenuto in tre città diverse: rappresentato dai timpani,  il terremoto del Sichuan nel 2008 ispira il primo, Threat of Nature; con la marimba, lo tsunami in Giappone ispira il secondo, Tears of Nature; il terzo brano, Dance of Nature, è per l’uragano Sandy, rappresentato da una serie di percussioni messe in cerchio, a simboleggiare lo spirito umano che combatte con e contro la natura.

L’ultimo brano è Concerto for Orchestra, tratto dall’opera Marco Polo, per la quale il compositore vinse il Grawemeyer Award. Commissionata dalla Filarmonica di Berlino, nel brano il protagonista compie un triplice viaggio: geografico, spirituale e musicale. Il primo movimento, Light of Timespace, gli archi e gli ottoni si susseguono ad intermittenza, quasi a rappresentare l’inchiostro della penna. Nel secondo movimento, invece, si viaggia verso i mercati ricchi di profumi e colori dei Paesi orientali, e infatti il nome datogli è Scent of Bazaar. Il terzo movimento porta l’ascoltatore fino in India, con The Raga of Desert, che rappresenta un raga indiano rappresentato dagli strumenti ad arco e fiato, cercando come potessero suonare come strumenti a pizzico, come il sitar. L’ultimo movimento rappresenta Marco Polo che arriva nella Città Proibita, che in realtà non è “proibita” e non rappresenta un ostacolo. Tan Dun cerca di immaginare cosa può aver sentito e visto Marco Polo in Cina e lo rappresenta attraverso la musica.

Interprete solista con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai è il ventiquattrenne percussionista Simone Rubino, definito dalla Frankfurter Allgemeine Zeitungun turbine di vitalità che potrebbe fare seriamente concorrenza a Martin Grubinger”, per cui il pezzo era stato originariamente composto.

ruvoletto

Partiamo dall’inizio: se dovessi raccontare Alberto Ruvoletto cosa dovrei descrivere secondo te?
In realtà arrivato a 24 anni non ho ancora un’opinione definitiva sulla mia persona, nel senso che mi sento in continuo e costante mutamento, e questo mi diverte tanto quanto mi fa ragionare su me stesso e su come reinventarmi, rendermi più contemporaneo mantenendo comunque la mia integrità. Credo in ogni caso di condurre un’esistenza lineare: sono uno studente di Design della moda, abito in Riviera del Brenta e ci sono fortemente affezionato nella gioia e nel dolore, soprattutto perché è una terra che mi rappresenta e che mi ha dato e tolto molto come tutte le dimensioni vere, quelle a cui costa fatica volere bene. Sono molto affezionato alla sfera del ricordo e della memoria, in qualsiasi cosa faccio cerco di riversare almeno una parte visiva, sonora o immaginaria del processo che mi ha portato ad essere ciò che sono oggi, dalla casa al mare ai film della Wertmuller che davano su rete4 e che guardavo da piccolo con nonna.


Da quanto tempo ti occupi di musica e da quanto fai il DJ?
Non so dirti esattamente da quanto mi occupo di musica, e soprattutto se posso definirmi una persona che realmente “si occupa di musica”, però posso raccontarti un paio di tappe fondamentali che mi hanno portato ad ascoltare quello che ascolto oggi. La prima e forse la più importante per me risale più o meno a 10 anni fa. Ero poco meno di un quindicenne quando una sera andai a casa di amici dei miei a cena ed il loro figlio primogenito, un paio di anni più grande di me, aveva da poco iniziato la sua carriera da dj (che si rivelò poi essere breve e fatua) e avendo appena acquistato due Technics ed un due canali Pioneer assieme ad una serie di vinili, per mostrarmi come si coordinasse bene il tutto prima di mettere le mani sulla consolle mi mostrò un dvd che per me è stato fulminante, primordiale. Si trattava di “Exhibitionist”, un dvd pubblicato da Axis Records dove Jeff Mills viene ripreso mentre padroneggia per tre quarti d’ora 3 giradischi con una precisione geometrica. Quel momento per me è stato illuminante. Sono rimasto abbagliato dalla sua delicatezza e dalla sua precisione, oltre che dai dischi che giravano ovviamente, quella era la prima volta che sentivo la Techno Detroit, che poi non se n’è mai più andata dai miei ascolti. Sono andato a sbirciare nella sua mini collezione per vedere cosa si potesse ascoltare e ho trovato “Black Water”, il singolo che ha reso celebri gli Octave One e Ann Nanton, moglie di Kevin Saunderson, presente seppur senza vocali nel DVD. Assieme agli Octave One c’era il disco contenente “The Bells” sempre di Jeff Mills, che per me rimane l’espressione più neoclassica e sempiterna di quello che io chiamo Techno. E così io e questo ragazzo che tra le altre cose si chiama come me abbiamo passato tutta la sera ad ascoltare musica coscienti entrambi di quanto erano pesanti ed importanti quei dischi. Da lì in poi è stato tutto un processo evolutivo naturale, mi sono nutrito di Techno americana per molto tempo, affiancandola spesso all’ house classica di Chicago.

Successivamente intorno ai 18-19 anni quando sono sbarcato a Mestre sono entrato a contatto coi ragazzi del Do Not Friday Underground, un party che al tempo prendeva luogo al Tag Club e che sempre al tempo si occupava di esportare tutta quell’ house di matrice inglese che nessuno si cagava ma che poi avrebbe sfondato Discogs nel giro di pochi anni. Accettai subito di lavorare con loro semplicemente perché avevo anche io cominciato ad ascoltare molte cose che provenivano dalla Gran Bretagna, soprattutto Garage e Techno. Una cosa che mi è piaciuta fin da subito dei ragazzi del DNF era appunto il carattere educativo di quello che facevano, si portavano fuori dalla Union Jack artisti che l’anno dopo quasi sempre triplicavano i cachet e significava che dietro, a mio parere, c’era un’operazione di scouting non indifferente che pagava sempre in termini di anteprima. In ogni caso io non sono mai stato un dj, ho troppo rispetto per il termine. Però mi piace molto mettere dei dischi solo quando ho realmente bisogno di dire qualcosa, che sia la necessità di raccontare un viaggio piuttosto che la voglia di raccontare me stesso.

Ho letto il tuo annuncio del progetto “One Thousand”, assieme a Federico Folladore. Come premessa, ci puoi parlare del tuo socio Federico, chi è, che cosa fa e perché avete scelto di lavorare assieme, ma più in particolare di questo nuovo progetto che avete lanciato?
Federico è una persona speciale. L’ho conosciuto durante il mio secondo anno di università perché siamo andati a vivere assieme a Treviso. Abbiamo legato subito in quanto avevamo gli stessi interessi, soprattutto per la musica, la moda ed il design. Quando vivevamo assieme si parlava di fare un progetto collettivo ma le idee non erano ancora molto chiare al tempo, si parlava inoltre di fondare un collettivo ma c’era solamente tanta voglia di fare non direzionata, non incanalata verso un fine ultimo e quindi tanta energia dispersa. E così venne marzo e poi aprile e la domenica se Federico non lavorava nel negozio di vestiti che di solito lo teneva occupato il weekend si partiva e si andava a ballare in un posto vicino casa nostra dove trovavamo sempre tutti i nostri amici da lontano e così lì io (che parlo anche coi sassi) ho iniziato a conoscere svariati ragazzetti della mia età che mettevano dischi in giro e mi parlavano dei loro ascolti, mi mostravano video di tutte le drum machines che avevano a casa, mi giravano vinili di dischi che io non conoscevo e così lentamente si creavano connessioni soprattutto digitali (Facebook) che arricchivano sia me che loro.

Quando si è trattato di arrivare al punto però nel chiedere “ma voi raga qui dove mettete i dischi?” e le risposte sono state sempre vaghe e dispersive nel senso che metà delle risposte è stata “principalmente all’estero, soprattutto Berlino, qui non balla nessuno quello che metto”. Allora mi sono detto vaffanculo se non balla nessuno, creiamo un format all’interno del quale venite tutti incubati e smistati in una serie di serate dove ci metto io la faccia e vi do la massima autonomia nell’esprimere la vostra visione. Parallelamente però facendomi due conti, m sono reso conto che proprio non ce la facevo a sostenere i costi di questo nuovo progetto e lì è entrato in gioco Fede. Da tempo lui voleva fare una capsule collection street assieme a me e così gli ho detto: – Senti fè ma perché non proviamo insieme a fare una sorta di merchandising elaborato per questa festa che però si limiti ad essere una serie di pezzi che dialoghino bene tra loro e non un marchio a sé stante, così vediamo se sta roba può autoalimentarsi? – e così è partito tutto.

Fede è forte sui volumi e sulla ricerca tessuti, io un po’ di più sulle grafiche e così abbiamo costruito un po’ di pezzi singoli che interagiscono tra di loro che proveremo a vendere alle serate e nel website che presto uscirà.

Parli di Techno a Km 0. Perché avete questa necessità? Pensi che in Veneto ci siano troppi DJ che vengono da fuori e che per chi produce in zona non ci sia abbastanza spazio, oppure dire “Km 0”, fa figo come chi vende i prodotti come carne, frutta e verdura biologica?
Parlo di Techno a km0 zero perché il 98% di tutti gli staff veneti continua ad indebitarsi per pisciare fuori dal boccale con artisti internazionali facendo poi dei buchi colossali o perdendoci comunque dei soldi e lasciando poi a casa dj’s e selectors veneti che vanno a Berlino a fare la fame e ritornano qui arricchiti sia culturalmente che economicamente. Questo è un discorso banale e sempiterno ma non è meritocratico. Se si creano le basi per avere una club culture solida di matrice veneta con un suono di sicuro eterogeneo ma identitario, risulta più facile per tutti uscire da questa melma di debiti per i cachet perché si creano quantomeno le basi per un’educazione musicale completamente italiana. La storia lo conferma: il reggae nasce a Kingston Town perché non c’è mai stato l’interesse nei jamaicani di proporre qualcos’altro alla gente di diverso rispetto alla musica che hanno estrapolato direttamente dallo ska, la stessa cosa vale per la Grime a Londra, zero voglia di imitare Los Angeles, bastava avere Fruity Loops sul pc a casa e tanta voglia di identificarsi in qualcosa. Il Mercury Prize quest’anno è stato vinto da Skepta, che ha cantato per un evento Nike davanti a dei ragazzetti di 16 anni a Milano poco tempo fa. Qualcosa significa. Forse è una direzione possibile in cui lavorare. E poi minchia quanto sono buone le zucchine di mio nonno, le metterei in una flebo.

Quali sono le serate più interessanti in questo momento nella zona? E a chi pensate di proporvi?
Parlando degli staff ormai rodati da anni Crispy continua a piacermi molto perché propone quello che ascolto o ho ascoltato molto tempo (da Robert Hood, a Shed/Head High,Donato Dozzy, Giorgio Gigli), diciamo che per me è un posto sicuro, una garanzia di bella musica, un locus amoenus. Tra gli staff nuovi qui in veneto invece i ragazzi di Flora Protection Unit, della quale ne conosco solo un paio in realtà, stanno facendo molto molto bene Con Madteo e Dj Sotofett per la data di apertura e ora con Fettburger per il 4 febbraio. Li apprezzo molto, soprattutto per il timing perfetto che hanno avuto nel proporre questo tipo di lo-fi. Per ora non pensiamo di proporci a nessuno, vediamo intanto quanto distante riusciamo ad andare da soli, poi magari alzeremo la testa!

Hai annunciato un “episodio 0” per il 28 gennaio in una location per ora top secret. Però conosciamo già i due nomi che avete selezionato, ovvero The Northern Scum e JTS1. Chi sono e perché secondo te hanno quel qualcosa in più da farci andare ad ascoltare la loro proposta musicale?
Lorenzo Mori (The Northern Scum) e Andrea Bernardi (JTS1) sono due ragazzi che ho conosciuto prevalentemente in Facebook ma dei quali vado molto fiero. Il primo va e torna dal Berghain come se fosse dietro casa sua, l’altro vive al Dude praticamente e ha la testa su Saturno, mi fa troppo ridere. Lorenzo è matto per la Techno, quella di Mad Mike, di Dj Hell, dei Drexciya. Andrea invece è più variegato, suona molte cose americane ma mischiate con la vecchia guardia inglese, prevalentemente un house music a bassa definizione e spesso completamente analogica che qui in Italia si riconosce molto in quello che sta facendo Bosconi, all’estero in Russian Torrent Versions e L.A Club Resource.

Avete già in mente altri nomi per le prossime serate? Come andrete a selezionare i posti dove suonare? Noi ci saremo se ci date le drink card.
Abbiamo già tutti i nomi di tutti, il collettivo è pronto ed i posti verranno svelati prossimamente. e si, raga, ci sbronziamo insieme, non c’è problema 😉

Avete una pagina web? Facebook? Dove i nostri lettori possono seguirvi e tenersi aggiornati sulle vostre attività?
Stiamo costruendo il sito che uscirà sicuramente prima della data zero del 28, per il resto la nostra pagina fb si chiama One Thousand Project, seguiteci lì!

Com’è andato quest’anno l’Home Festival a Treviso? Diciamo che i numeri parlano da soli…80.000 presenze in 4 giorni!
E’ sicuramente il festival italiano che si avvicina più all’idea di festival Europei: 11 aree spettacolo, 7 palchi, più di 160 concerti. E’ stato sicuramente un successo non lo si può negare. Questo è stato il primo anno senza l’ingresso libero eppure, nella serata di sabato, con il live di Paul Kalkbrenner c’è stato il sold out.
L’agenda è stata fitta di eventi e spettacoli fin al pomeriggio, con la maratona Moohrun Rainbow Editon, il festival dei colori di Holi, le street band, i writers, gli skater e altre performance.

positive_magazine-home_festival-2

positive_magazine-home_festival-3

positive_magazine-home_festival-4

positive_magazine-home_festival-5

Si è partiti giovedì 3 settembre con tanti live d’eccellenza sul main stage Rizla+ tutti aspettavano l’esibizione degli Interpol e Franz Ferdinand & Sparks, sono stati questi due nomi internazionali la vera sorpresa e il biglietto da visita perfetto per questo prima giorno di festival.

Nella Isko Tent, una grande tenda da circo che ospitava uno degli altri palchi, nel frattempo si esibivano Dente, Jack Savoretti e gli esplosivi Lo Stato Sociale, che anche in questa occasione hanno saltato, ballato, protestato, agitato e trascinato il pubblico come solo loro dall’animo irrequieto sanno fare.

Parallelamente nella tenda Jack Daniel’s risuovana l’elettronica degli Aucan, M+A, Godblesscomputers e Populous che ha piacevolmente accompagnato la fine di una serata stupenda.

positive_magazine-home_festival-7

positive_magazine-home_festival-8

positive_magazine-home_festival-9

positive_magazine-home_festival-24

positive_magazine-home_festival-10

Il secondo giorno, venerdì 4, diciamo è quello che passa più in sordina. Sarà per la pioggia, sarà perchè schiacciato tra due serate con nomi importanti come Franz Ferdinand e Paul Kalkbrenner…ma diciamo che non è una serata che passerà alla storia nonostante l’ottima performance dei Subsonica.

Prima di loro sale sul palco anche J-Ax, poi interviene Michelangelo Pistoletto, gli altri palchi si riempiono di reggae tra cui Alpha Blondy ed hip-hop con Taiwan MC, la serata è ben fatta ma manca qualcosa.

positive_magazine-home_festival-11

positive_magazine-home_festival-12

positive_magazine-home_festival-13

Il sabato è la serata per eccellenza, l’organizzazione dalla sua pagina facebook annuncia il sold out e raccomanda vivamente di arrivare per tempo, infatti ai cancelli i controlli diventano più lunghi degli altri giorni. La differenza sul numero delle persone è già visibile all’ingresso, tutti aspettanno il live del dj Paul Kalkbrenner e l’attesa non delude le aspettative.

30.000 persone ballano sulle note del berlinese dopo di lui c’è il Color Splash con Tommy Trash che non regge per niente il confronto, per fortuna nella Isko Tent si continua a ballare con lo Showcase di Altavoz e allo Jack Daniel’s Circus c’è il dj-set Party Hard all’insegna del rock.

positive_magazine-home_festival-18

positive_magazine-home_festival-19

positive_magazine-home_festival-20

positive_magazine-home_festival-21

positive_magazine-home_festival-22

positive_magazine-home_festival-23

L’ultima giornata si chiude con l’attesissimo live di Fedez da parte dei giovanissimi, e la performance dei Negrita attesi anche loro ma da un pubblico non proprio più giovanissimo.
Nel frattempo intorno è tutta una festa, c’è la corsa Moohrun, la streeet band che suona, Holi il festival dei colori che coinvolge tutti…si arriva a fine serata con la consapevolezza che un grande traguardo è stato raggiunto.

positive_magazine-home_festival-15

positive_magazine-home_festival-16

positive_magazine-home_festival-17

positive_magazine-home_festival-25

positive_magazine-home_festival-26

positive_magazine-home_festival-27

positive_magazine-home_festival-28

positive_magazine-home_festival-29

positive_magazine-home_festival-30

positive_magazine-home_festival-31

positive_magazine-home_festival-32

positive_magazine-home_festival-1

Sicuramente ci saranno cosa da migliorare, manca ancora un’area campeggio all’interno del festival (anche se gli organizzatori ci stanno già lavorando per il 2016), ma grandi passi sono stati fatti negli ultimi anni. Lo si legge anche nel comunicato stampa rilasciato poche ore dopo la chiusura di questa edizione, dove si percepisce forte la voglia di raggiungere i festival europei.

E con questa determinazione che l’organizzaione e il fondatore Amedeo Lombardi annuncia già le date dell’edizione 2016: si terrà da giovedì 1 settembre a domenica 4 settembre.

Sarà un percorso lungo ed un anno impegnativo. In bocca al lupo!

L’Home Festival è alla sua sesta edizione, quest’anno si terrà dal 3 al 6 settembre nell’ex zona della Dogana a Treviso e anche quest’anno il calendario non delude le aspettative.

Si parte giovedì 3 settembre all’indesgna dell’indie rock internazionale con i Franz Ferdinand + Sparks e gli Interpol, passando agli italianissimi Lo Stato Sociale e Dente fino alle melodie elettronica degli Aucan, M+A e Godblesscomputers.

Venerdì 4 due grandi nomi italiani i Subsonica e J-Ax, a completare la line up si alternà al reggae di Alpha Blondy, Taiwan MC, Mellow Mood e Destrage.

Si continua sabato 5 con Paul Kalkbrenner, Simple Plan e Marracash. Domenica 6 si chiude in grande con i Negrita, Fedez e Pierpaolo Capovilla.

La GoDown records, La Grande V e Officine Underground: tre records “made in Veneto” si presentano con due palchi a loro dedicati, “La Grande V Stage” e “GoDown Stage”.

“La Grande V” è una giovane e dinamica etichetta indipendente concentrata sui talenti del Nordest. Una realtà singolare nell’universo globalizzante del music business contemporaneo. Per il terzo anno consecutivo sono presenti all’Home Festival con un palco a loro dedicato che ospiterà anche gruppi provenienti da diverse realtà nazionali. Tra gli altri troviamo, giovedì 3 settembre The Rodriguez e Bologna Violenta, venerdì 4 Anima Caribe e Charleston, sabato 5 Kanny Ray, Arsenales, Hilimoni + iBox e domenica 6 John See A Day + Abusivi.

Ma la scena indipendente ha per il secondo anno consecutivo il suo GoDown Stage, dove la direzione artistica sarà alternata a quella delle Officine Undergroud. Sul GoDown Stage suoneranno, giovedì 3 settembre The Wild Scream, Sweat Jane and Claire e Clepsydra. Venerdì 4 arrivano GMG and the Beta Project, Tejaman, Elvenking, Mother Island e Welcome!Wonderland. Sabato 5 è il turno di Mad Dogs + Black Soul Golden Reunion, Cocunats Killer Band Le Bassour + Gold One. Infine domenica 7 live di Big Kahuna, El Camin &  Dodicianni, The Young Tree, Nicolo’ dei Peter Punk, Nyu e Figli di Checco.

E siccome l’HOME Fstival non è solo musica, si annuncia il gemellaggio con il Festival della lettura di Ivrea “La Grande Invasione”, promosso dalla casa editrice Sur e dalla Galleria del Libro, porta al Festival un evento al confine tra musica e narrativa, curato da Marco Cassini e Gianmario Pilo: il cantautore Dente nella doppia veste di autore del libro “Favole per bambini molto stanchi” (Bompiani) e di musicista in un suggestivo live acustico.

HomeFestival_Positive_Magazine_3
Abbonamento 4 giorni  40.00 € + diritti di prevendita
Biglietto giornaliero  13.50 € + diritti di prevendita

Prevendite: www.homefestival.eu // www.ticketone.it // www.mailticket.it

Home Festival
facebook.com/HomeFestivalOfficial
@homefestival1
instagram.com/homefestival1

 

Oggi vi presentiamo in anteprima il nuovo video ufficiale di Autre & TIYG per l’uscita dell’ultimo EP in casa Five Fold Records.
e per l’occasione ci hanno anche preparato un bel mixtape da farvi ascoltare.

Nell’Apartamento a Marghera, tra via dell’Elettricità e la Fabbrica di Cereali – non a Brooklyn, Detroit o Londra – si sono incontrati questi tre musicisti in uscita con la loro prima collaborazione per la Label londinese Five Fold Records. Dalla finestra dello Studio Apartamento si vedevano quindi i grandi silos di cereali mentre all’interno suonavano Joe Babylon, PassEnger, Chevel, Tommaso Cappellato, Piero Bittolo Bon, Paul Roth, Joe Rehner, Laurine, AD Bourke e molti altri… facendo diventare questo piccolo spazio affittato da un gruppo di amici un punto di riferimento per la musica elettronica (e non solo) lagunare. Per questo TIYG & Autre non sono alle prime armi, anzi, hanno tutti un interessante background, chi arriva dall’ambiente della musica contemporanea, chi dal jazz e chi è sempre stato devoto al clubbing e proprio per questo interessante mix di esperienze, il risultato del loro primo Ep ‘Machina Electrica’ è fresco come un bicchiere d’acqua d’estate.

Dove trovare il disco? Ecco il link!

“Si dice vi sia una divisione tra ciò che è stabilito dal fato e ciò che avviene per puro caso, in circostanze fortuite, tutto questo viene definito con una sola parola Kismet”

Sono gli anni 90’ e cinque ragazzi italiani provenienti da diverse zone del territorio veneto, si incontrano non per una semplice coincidenza, ma per una passione che li accomuna: la Musica, cinque musicisti forse inconsapevoli di quello che sarà il loro destino, decidono di formare un gruppo sfidando il caso con il nome di “Kismet”.
Influenzati dalle atmosfere musicali di gruppi come i Led Zeppelin, Alter Bridge,Alice in Chains, Tool, Soundgarden e i Dark New Day, i Kismet vengono immediatamente etichettati come un’alternative rock band. Iniziano a suonare, a comporre in una piccola sala prove, continuando a cercare ogni giorno quel particolare che può far della loro musica qualcosa di autentico e originale da poterlo rendere un qualcosa di concreto. Nel 2001 esordiscono con l’Ep “Rooms of Lie” ottenendo numerose approvazioni tra gli amanti del genere e non solo, la stampa inizia a scrivere di loro, e in breve tempo la loro musica li porta a esibirsi in diversi locali.

Nel 2006 esce ““Trudging Down Your Soul” un album dove i testi e le musiche percorrono quello che loro hanno definito un “Viaggio della vita” ancora una volta porta la band sui palchi di numerosi festival, e trasmissioni Tv come “Sala Prove” di Rock Tv. I Kismet nel 2011 con il loro singolo “We Don’t” vincono il Tour Music Fest come “Best Italian Original Band”e questo fa di loro una vera e propria Band Underground, tanto che nel 2014 firmano un contratto con l’etichetta “Dust On The Tracks Records” per l’uscita del nuovo album “Shades of Clarity” e proprio in occasione di questo nuovo lavoro discografico ho avuto l’occasione di intervistare uno dei componenti non che voce della Band: Albert Eno.

1549303_10152389767548885_1502428903_nDal 2011 ad oggi dopo la vittoria del Tour Music Fest ,com’è cambiata la vostra carriera musicale?
Questa vittoria ci ha dato l’occasione di farci conoscere da un pubblico particolare, ovvero gli addetti al settore, discografici, produttori musicali, essendo stato un concorso a livello nazionale per la prima volta siamo stati coinvolti sia con un ufficio stampa e con un’ emittente non solo radiofonica ma anche televisiva. Da questo particolare momento è partito il nostro primo Tour a livello Europeo che ci ha visto salire sul palco dell ‘Arena O2 di Londra. Ci ha permesso poi di aprire i concerti di diverse band straniere come i The Pretty Reckless e i Prime Circle dandoci la possibiltà di farci conoscere anche al di fuori dell’Italia.

Quanto importante è per voi suonare dal vivo ? C’è stata una volta in modo particolare una reazione del pubblico che mai vi sareste aspettati?
Quando un pubblico straniero ti sente suonare per la prima volta e a fine concerto ti chiede il Bis è una sensazione che ti lascia senza parole e che porterai con te tutta la vita questo ci è successo al Lancaster Music Festival nel Regno Unito. Suonare dal vivo è una cosa fondamentale per noi, siamo una band molto longeva ma che non ha moltissime produzioni alle spalle, ci siamo sempre concentrati su quella che era l’esibizione “live” fino a qualche anno fa, quando abbiamo avuto un cambio di formazione all’interno del gruppo, l’entrata di una nuova figura come bassista , ci ha fatto riflettere sul fatto che non avevamo un vero e proprio disco che ci rappresentasse e questo in un certo senso ci ha portato a capire che dovevamo reinventarci nuovamente, questo ha richiesto molto lavoro, ma ci ha dato la consapevolezza che eravamo e siamo una band in grado di produrre un disco.

Quali sono le difficoltà che una band come la vostra può incontrare oggi nel nostro Paese?
Le difficoltà sono davvero tante, dalle agenzie che promuovono i gruppi, ad un pubblico che è più interessato agli eventi che al comprare un disco e alla fine vince chi ha più spazio a livello pubblicitario tra i media. Non possiamo aspettarci che un disco venga venduto quando ci sono tantissime piattaforme web che permettono lo stesso di ascoltare e scaricare musica.

E’ uscito da poco il vostro nuovo album “Shades of Clarity” quali sono le differenze rispetto agli album precedenti?
E un album decisamente più maturo, frutto di un lavoro che alle spalle vede diverse esperienze che non vi erano nei lavori precedenti. Se prima come abbiamo detto si componeva in una sala prove, ora ci siamo messi in discussione, “Shades of Clarity “ è un album dove vede protagonisti quei brani che sapevamo attraverso le nostre esibizioni live, avrebbero sicuramente avuto un impatto positivo sul pubblico, li abbiamo rielaborati secondo le esigenze di registrazione e poi li abbiamo uniti con “la novità” cioè quei brani realizzati direttamente nella sala registrazione.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Continuare a suonare e farci conoscere dove ancora la nostra musica non è arrivata, ma in modo particolare far conoscere questo nuovo progetto “Shades of Clarity” fatto di nuove sonorità, conserva un rock forte ma allo stesso tempo è presente una melodia, che distingue in modo particolare questo nuovo disco.
La musica è uno dei migliori mezzi di comunicazione da sempre. Se potesse trasmettere una vostra traccia libera a reti unificate, in tutto il mondo, per una sola volta, quale scegliereste ?
Time, è un brano a cui tutti noi siamo legati, racchiude quella che è l’essenza del suono dei Kismet ha un insieme di suoni psichedelici da quelli più aggressivi a quelli che presentano tratti più morbidi,  mantiene quella melodia caratteristica della nostra musica ,è un brano sicuramente non radiofonico a causa della durata,ma ha due momenti diversi, possono sembrare quasi due canzoni messe insieme, ma io la definisco l’evoluzione di una canzone.

10433107_10152541282178885_5791499467913839319_n

Membri del Gruppo :
ALBERT ENO – Vox
CRIVEZ – Guitar
MIRKO – Guitar
PENOT – Drums
CARLO – Bass

www.kismetband.com
www.youtube.com/kismetband
www.facebook.com/kismetband
www.twitter.com/kismetband

Grande evento a Venezia il 26 agosto 2014 al Teatrino di Palazzo Grassi (aperto l’anno scorso dopo un restauro firmato dall’archistar Tadao Ando): Prende il via alle 19.30 il primo appuntamento di Apart Fest.

Affiche_apart_#01 copy

Apart Fest, curato dall’associazione Pas:E, nasce dalla crescente necessità di far rinascere a Venezia e non solo l’interazione tra ricerca, produzione e alta formazione nel campo della musica.

Il primo evento vede come protagonisti per la prima volta assieme in Italia RABIH BEAINI, CHARLES COHEN e UPPERGROUND ORCHESTRA. Per gli amanti del genere sono nomi già ampiamente conosciuti, ma per tutti gli altri vi raccontiamo di chi stiamo parlando:

RABIH BEAINI

Morphosis aka Ra.H aka Rabih Beaini dagli anni ‘90 è in costante auto-rimodellazione ai confini della techno underground. Ha iniziato come dj ma è stato il trasferimento in Italia nel 1996 a catalizzare le sue tendenze sperimentali in uno studio. Si può dire che abbia veramente sperimentato: poche persone sono in grado di plasmare la techno in modo così emozionale e immaginativo come ha fatto Beaini per etichette come Sistrum Recordings (Detroit), M>O>S e Delsin (Amsterdam) e principalmente per la sua label Morphine Records.

Le sue produzioni sono l’anello mancante fra l’elettronica dura e pura e il jazz, e negli ultimi sette anni la sua label ha prodotto una selezione elettronica ugualmente influenzata zata dal lavoro di Madteo, Hyerogliphic Being, Metasplice e Anthony “Shake” Shakir. A Venezia, Beaini apre il Club l’Elefante Rosso che si fa conoscere per le
notevolissime line-up e eventi, workshop e registrazioni prima di chiudere ufficialmente per diventare un centro di educazione. Il club portava avanti una vision musicale ben definita e irrudicibile sotto la guida di Beaini, con la
migliore esperienza avanguardista dal free jazz sperimentale, alla noise, techno e electro-house.

Subito dopo essersi trasferito fuori dall’Italia nel 2011, esce il suo album “What Have We Learned” (“Ciò che Abbiamo Imparato”, ndr.), album che viene menzionato fra i migliori dell’anno.

CHARLES COHEN

Charles Cohen, synth improviser e compositore sperimentale di Philadelphia, produce musica nella sua città natale dai primi anni ’70. Cohen suona esclusivamente su un sintetizzatore vintage Buchla Music Easel, un raro strumento analogico integrato creato nei primi anni ’60 dal pioniere Don Buchla.

L’approccio intuitivo di Cohen nel fare musica è una combinazione di spontaneità, energia e ritmo free jazz con le possibilità sonore del sintetizzatore. Ha collaborato con Rex-X-Ray e George Armana con il nome di Masterpulsers, con performace all- electronic, sequencer-based. Negli anni ’90 ha lavorato con Jason Finkleman e Geoff Gersh suonando ogni mese alla Knitting Factory di New York per quasi due anni con lo pseudonimo di Straylight, collaborando contemporaneamente con svariati musicisti ben conosciuti nella scena della città.

Il suo approccio al synth si flette seguendo una graduazione sonora notevolmente diversificata che include “rumori di carta stagnola e trappole animali, scampanellii alla glockenspiel, percussioni poliritmiche e avvolgenti ondate jazz”(The Wire).
Cohen ha prodotto due album sotto Ghostwriters con Craig Anderton e Jef Cain negli anni ’80, ma una decade più tardi ha spostato la sua attenzione quasi esclusivamente sull’improvvisazione live, principalmente non registrata.

“Ho capito che quello che stavo facendo era troppo oscuro e troppo poco commerciale. Di sicuro non volevo spendere i miei soldi per far uscire qualcosa che sarebbe rimasto chiuso nel mio armadio.” Ma Cohen è tornato con la release di tre LP che contengono la musica del suo personale archivio e da un remix di 12’’ di Dance of the Spirit Catchers del 1979, tutti e tre firmati Morphine Records, etichetta di proprietà di Rabih Beaini, aka Morphosis.

La compilation raccoglie composizioni residuali provenienti dai primi anni della produzione di Cohen come sound designer fino ad arrivare alle sue più recenti collaborazioni con hair_loss (aka Kenneth Lay, metà del duo Metasplice) con lo pseudonimo Color is Luxury.

Charles Cohen è sempre stato al di fuori del radar pubblico, rimanendo fedele alla sua linea.
Crede che la musica debba avere tre elementi fondamentali:

“Primo: la musica dovrebbe essere acrobatica, così il pubblico sente che c’è del rischio nella performance.
Secondo, la musica dovrebbe essere sensuale – i musicisti dovrebbero provare un amore puro verso il suono e non solo riprodurre delle note in sequenza.

Terzo, i musicisti devono credere in ciò che fanno e non essere semplicemente dei clown da show.
Penso che questi siano i tre pilastri ai quali faccio ancora riferimento, mentre l’improvvisazione completa il quadro.

UPPERGROUND ORCHESTRA

Upperground Orchestra è un collettivo di musicisti e improvvisatori condotti da Rabih Beaini (Morpho- sis / Ra.H / Morphine Records) all’elettronica, in collaborazione con alcuni membri talentuosi della scena free jazz e improv italiana: Piero Bittolo Bon ai fiati, Alvise Seggi al basso e Tommaso Cappellato alla batteria.

Il collettivo nasce nel 2002 da un fortunato errore, quando un promo- ter li ingaggiò tutti per lo stesso giorno: l’incontro diede vita a una jam session estemporanea di cui rimangono solo racconti e memorie di un happening leggendario. Svariate performance si susseguirono negli anni, fino ad evolversi nella line-up attuale.

Gli artisti si posizionano scioltamente fra il free jazz, il krautrock e il deep cosmic jamming, in cui l’elettronica sperimentale di Rabih si muove fluidamente fra la house, la techno e la fuse, accompagnata dalla virtuosità degli strumentalisti, il caos derivato è assaporato con soddisfazione mentre vengono esplorate nuove frontiere del suono.

Fedele allo zoccolo duro dell’improvvisazione, l’Upperground Orchestra esiste primariamente come una esperienza live,
che plasma la musica direttamente dall’energia originale del luogo in cui si svolge. Con solo una manciata di release ad oggi, Upperground Orchestra conta album come ‘Solaris Emit’, uscito nel 2008 con l’etichetta di Beaini, Morphine Records; remix epici di ‘Room 310’ di Terrence Dixon con Meakusma e la revisione del pezzo di Theo Parrish ‘Falling Up’ con Third Ear Recordings. Con l’LP del 2012 ‘The Eupen Takes’, la Upperground Orchestra si presenta al suo apogeo: spontanea, caotica, profonda, rinvigorente.

Lo Spazio:

Oltre 1000 metri quadri nel cuore di Venezia che sapranno immediatamente impressionarvi, in un gioco di spazi, luci e forme. Dopo aver diretto i restauri della punta della dogana, diventata ora parte della Fondazione Pinault, l’archistar Tadao Ando l’anno scorso ha firmato il restauro del Teatrino di Palazzo Grassi, accanto all’omonimo palazzo, restituendo alla città uno spazio chiuso da anni a due passi da Campo Santo Stefano.

L’ingresso è solo su invito. Per ricevere l’invito bisogna richiedere il pass dal costo di 20 euro tramite questo link.

Per informazioni:

Apart Festival / PAS:E
www.apart-fest.com
Facebook
Twitter

Martedì 8 luglio, un improvviso temporale pomeridiano e Venezia è fradicia. L’acqua della laguna sale e alle Zattere le onde del canale della Giudecca arrivano ai piedi degli ingressi dei palazzi. Il cielo è blu, nero e indaco, il vento soffia davvero forte e dentro la Fenice c’è lui, il suo Steinway & Sons e il suo incredibile universo.
“Che nessuno tossisca o faccia rumore, mi raccomando!” e poco dopo lui sale sul palco, si siede al pianoforte e tutto ha inizio: due ore di improvvisazioni costellate da piccole citazioni e rivisitazioni dei classici (da Coltrane a Bach), una summa della sua anima, un viaggio nell’universo di Keith Jarrett.
Il concerto inizia e il brano rispecchia Venezia in quel momento, cupo, minore e stranamente autunnale. Una finestra su una calle, il ticchettio della pioggia, il vetro bagnato che distorce la vista, i passanti che corrono a casa. L’atmosfera è aleatoria, i piedi sono ancora bagnati e freddi per la pioggia fuori e si spera che nessuno tossisca (come è successo alla Salle Pleyel). La fama di difficile, incontentabile e capriccioso artista sembra non rispecchiare assolutamente il Keith Jarrett presente sul palco che, poco dopo il primo brano, inizia a parlare con il pubblico e a commentare la propria musica. Da qui è tutto un crescendo, il pubblico si rilassa e il genio di Jarrett si libera. E’ tutto pronto e tutto perfetto, si parte per il viaggio, si lascia la bagnata città lagunare e si va.
Queste due ore sono scandite da più di dieci piccoli brani, ognuno con un forte carattere, chi ritmato e chi riflessivo, con ispirazioni modali arcaiche o contemporanee e metropolitane. Jarrett è completamente a suo agio, morbido, travolto e concertato nell’afferrare la musica che lo circonda. Il suono scivola liquido e fluido, ricco di quelle sfumature che solo lui può farti conoscere. Un concerto perfetto, due ore trascorse in un altro mondo e su un’altra dimensione.

VZ

Concerto: The National
Location: Piazza Castello – Ferrara

Reduci dall’enorme successo dell’ultimo bellissimo “Trouble will find me”, che è valso al quintetto anche la nomination ai Grammy Award come Best Alternative Album 2013, The National tornano a Ferrara dopo il concerto sold-out di tre anni fa. La band di stanza a New York guidata da Matt Berninger arrivano sull’onda di un successo in crescita esponenziale, che li ha portati in breve tempo ad uscire dalla loro nicchia di prestigio negli Usa per approdare sui maggiori palchi europei.

ferrara_thenational_2014-2

ferrara_thenational_2014-3

ferrara_thenational_2014-4

ferrara_thenational_2014-5

ferrara_thenational_2014-6

ferrara_thenational_2014-7

ferrara_thenational_2014-8

ferrara_thenational_2014-9

ferrara_thenational_2014-10

ferrara_thenational_2014-11

ferrara_thenational_2014-12

ferrara_thenational_2014-13

 

Concerto: Kodaline
Location: Cortile del Castello Estense – Ferrara

Dopo diversi sold-out, compresi quelli di dicembre, e la recente apparizione al Glastonbury 2014 i Kodaline suonano per la prima volta a Ferrara nell’ambito della rassegna Ferrara Sotto Le Stelle.kodaline_ferrara-1

kodaline_ferrara-5

kodaline_ferrara-7

I Kodaline sono il nuovo fenomeno folk-pop,  freschi come l’estate, giovani, schietti, melodici, romantici ed emozionanti. Il quartetto irlandese composto da Steve Garrigan (voce), Mark Prendergast (chitarra), Vinny May (batteria) e Jason Boland (basso), la scorsa estate hanno pubblicato il loro album d’esordio In A Perfect World, che racconta esperienze vissute dai membri della band.kodaline_ferrara-4

kodaline_ferrara-2

kodaline_ferrara-3

kodaline_ferrara-9

kodaline_ferrara-8

 

credit foto in alto di Luca Gavagna dall’archivio Ferrara Sotto Le Stelle

Ferrara Sotto Le Stelle” è alla sua diciannovesima edizione. Il festival che si tiene nella splendida cornice di Piazza Castello, nel cuore della città, è come sempre ricca di appuntamenti importanti che spaziano all’interno di tutta la musica indipendente. Nato nel 1996, “Ferrara Sotto Le Stelle” negli anni si è imposto all’attenzione generale per avere saputo coniugare nomi di riconosciuto prestigio e giovani autori di talento.

Qui dove nelle scorse edizioni si sono susseguiti nomi del calibro di Bob Dylan, Lou Reed, Patti Smith fino ad arrivare all’indimenticabile concerto dei Radiohead, ai Sonic Youth, Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Interpol, Arcade Fire, Antony and the Johnsons, Kasabian, Editors, Bloc Party e tanti altri. Nella suggestiva location nel cuore della città si  è sempre alternato l’intrattenimento di livello e le piacevoli scoperte, il grande spettacolo e la ricerca, per uno spaccato musicale estremamente vario, ma sempre di altissima qualità.

Anche il calendario di quest’anno non delude le aspettative, nei mesi di giugno, luglio e agosto si esibiranno:

Domenica 22 giugno, ore 21:00
THE NAKED AND FAMOUS + BLACK CITY LIGHTS
Cortile del Castello Estense – ingresso 20 €

naked_and_famous_ferraraslsUnica data italiana del lanciatissimo quintetto neozelandese. La band di Auckland ha all’attivo due album e alcuni singoli riempipista negli indie-club, grazie alla sua capacità di coniugare il divertimento più sfrenato del miglior electro-pop e sonorità più evocative e atmosferiche.

 

Mercoledì 16 luglio, ore 19:3
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA feat. DENTE e RACHELE BASTREGHI,
+ MARIA ANTONIETTA + NICOLO’ CARNESI
Cortile del Castello Estense – ingresso 18 €

centrale_elettrica_ferrarasls “Per il 16 luglio mi sono immaginato una festa a cielo aperto dentro il cortile del Castello. Uno dei posti più magici di questa magica città. Inizierà nel pomeriggio e andrà avanti tutta la sera, si chiamerà TRA FERRARA E LA LUNA che è un verso di una bellissima canzone di Lucio Dalla. Io trasalivo sempre quando sentivo nominata la mia città, in un libro, in un film o in una canzone, mi sembrava splendido e stranissimo.
Per questo ritorno a casa ho pensato di portarci le persone che ho conosciuto negli ultimi anni facendo questo strano lavoro, miei amici e musicisti che amo. Di portarli nella mia città, una città che continuo ad abbandonare e in cui continuo a ritornare. Ci sarà Dente che ho conosciuto proprio la prima volta che sono andato a Milano e abbiamo iniziato i nostri viaggi quasi assieme. Ci sarà Rachele Bastreghi dei Baustelle che ha una voce stupenda che mi gira sempre in testa e con la quale abbiamo anche registrato un pezzo assieme un paio di anni fa. E ci sarà Levante e sul palco ci scambieremo le canzoni. Prima di noi suoneranno Maria Antonietta e Nicolò Carnesi, sono appena usciti i loro dischi che sono stati la colonna sonora dei miei viaggi in furgone durante questo tour e per me sarà stupendo invece quel giorno sentirli suonare dal vivo su quello stesso palco. Sarà una giornata speciale e sono felice che sia a Ferrara.”    Vasco Brondi.

 

Giovedì 17 luglio, ore 21:30
KODALINE
Cortile del Castello Estense – ingresso 15 €

kodaline_ferraraslsIl giovane quartetto irlandese, autore di un video di culto capace di catalizzare 8 milioni di visualizzazioni su YouTube, si è imposto all’attenzione del pubblico con uno stile musicale  fatto di melodie accattivanti, intenso ed emozionante, da molti accostato a quello dei Coldplay.

 

Martedì 22 luglio, ore 20:30
THE NATIONAL + SAN FERMIN
Piazza Castello – ingresso 30 €

the_national_ferraraslsProiettati verso una platea sempre più ampia da sei album sorretti da un songwriting elaborato e prezioso, i National tingono di crooning ombroso le loro trame acustiche, innervate da vividi inserti di synth e potenti progressioni ad alto tasso emotivo.

 

Venerdì 25 luglio, ore 21:00
BASTILLE + GEORGE EZRA
Piazza Castello – ingresso 30 €

bastille_3ferraraslsDue delle giovani realtà inglesi più entusiasmanti del momento. Rivelazione musicale dell’anno, oltre 2 milione di copie vendute con il singolo “Pompeii”, i Bastille si sino imposti anche in Italia grazie alla loro capacità di produrre un sound fresco e accattivante, in equilibrio tra pop e rock. Apertura di lusso con l’astro nascente dell’indie-folk inglese, che ad appena 20 anni ha già all’attivo un Disco di Platino con “Budapest”, brano da mesi in alta rotazione nell’airplay nazionale.

 

Lunedì 28 luglio, ore 21:00
SIMPLE MINDS
PPiazza Castello – ingresso 30 €

simple_minds_ferraraslsLa mitica band di Glasgow, autrice di alcuni album considerati pietre miliari del rock degli ultimi tre decenni, celebra la sua lunga carriera con uno show che raccoglie tutte le perle del suo sterminato repertorio.

 

Venerdì 1 agosto, ore 21:00
FRANZ FERDINAND + THE CRIBS
Piazza Castello – ingresso 32 €

franz_ferdinand_ferrarasls
Grazie ad irresistibili melodie neo britpop e alla carica festante dei loro live, la band di Glasgow ha saputo imporsi ai vertici delle classifiche mondiali, diventando il simbolo del successo esponenziale dell’indie-rock contemporaneo.

sito web: www.ferrarasottolestelle.it
info prevendite: www.ferrarasottolestelle.it/146/prevendite
organizzazione: Arci Ferrara, DNA Concerti, Vivo Concerti.

L’architettura ideata dallo studio 2×4 di Michael Rock ha permesso di entrare all’interno di un terreno nel quale arte e suono coincidono. L’intento di Germano Celant è quello di percorrere dal 1500 ad oggi il rapporto tra arte visiva e musicale attraverso l’esposizione di 180 opere e oggetti (dipinti, partiture, sculture e readymade, strumenti musicali, etc), oltrepassando il significato stesso di strumento e indagando sulla figura dell’artista musicista. Il tema scelto – Art or Sound – è esplicato all’inverosimile, fin troppo forse e poco analiticamente, ripercorrendo visivamente e udibilmente 500 anni di storia della musica. L’esposizione si trova nei due piani principali di Ca’ Corner della Regina – Fondazione Prada e coinvolge un gran numero di artisti tra i quali  Michele Antonio Grandi, Giovanni Battista Cassarini, Luigi Russolo, Marcel Duchamp, John Cage, Jannis Kounellis, Laurie Anderson, Maurizio Cattelan, etc, importanti per il mondo della musica e dell’arte. L’esposizione si rivela così una particolare ‘cité de la musique’ o una sintesi per ricordarsi cosa è successo fino ad ora nell’arte del suono.

3

7

12

13

19

22

23

Foto: Alessio Costantino

Ecco le foto del concerto degli Arcade Fire che si è svolto ieri a villafranca di Verona al Castello Scaligero.

ASK_1577

ASK_1603

ASK_1610

ASK_1618

ASK_1645

ASK_1695

ASK_1727

ASK_1740

ASK_1760

Spirito provocatorio e irriverente, un uso di hasthtagh da far invidia a Grillo e Renzi, musica irresistibile, magliette colorate e una strategia promozionale impeccabile. Questi gli ingredienti alla base dello YEP!_Party, una festa che sotto lo slogan “pensa provoca esagera ama” è ormai diventata un cult nel vicentino (ma non solo) Una delle trovate migliori è sicuramente la YEP!_Party Band (2 batterie, 2 chitarre e un vocalist) che uniscono le vibrazioni della musica dal vivo con le basi elettroniche dei DJs Nicolo M. e Frenky P., il tutto incorniciato da una scenografia che regala installazioni visive e creative non da poco. Dietro a questa enorme macchina del divertimento ci sono i ragazzi del Dream Night Group e la coppia di Heroes Art , ovvero Toffy e Pio ( all’anagrafe Cristian Cristofori e Matteo Peotta), con i quali abbiamo chiaccherato. Ecco per voi ciò che ne è venuto fuori.

Partiamo dalle origini: come dove quando nasce lo Yep Party e soprattutto perché?

TOFFY “Lo YEP!_Party intanto si scrive in maiuscolo, con punto esclamativo e con underscore tra YEP! e Party. Tu la Diesel la chiami Disel? “

PIO: Yep!_Party nasce nel 2010 quando noi di Heroes_Art incontrammo i ragazzi di Dream Night Group, organizzatori di eventi locali. Venne fuori l’idea di creare una sinergia tra il nostro lavoro nel settore abbigliamento e il loro. Non fu tutto immediato, la situazione ci mise qualche mese a prendere una forma.

Cos’ha di diverso dalle tante altre feste in discoteca?

T. “Il principio di base. Vuole essere uno Spettacolo, non una festa in discoteca.”

P. “Cerchiamo di creare del movimento, prendere le singole situazioni che si verificano durante le serate e da ognuna tirare fuori il massimo coinvolgimento, passionalità se vogliamo dire.”

Quali sono i retroscena di un evento di queste dimensioni?

P. “I retroscena sono molteplici. Ci riteniamo un gruppo fortemente mosso dalla passione più che dalla capacità programmatica, quindi le situazioni paradossali accadono. Sappiamo che abbiamo molto da imparare e ad ogni evento assimiliamo meglio i meccanismi di tutte le parti che lo compongono che devono essere coordinate al meglio. Diciamo che siamo confusionari ma sappiamo anche riderci su.”

Ci immaginiamo le vostre riunioni un po’ come quelle degli sceneggiatori di Lost: tante cose sparate a caso che poi messe insieme fanno una bomba. È cosi? Come ci riuscite?

T. “Beh non è proprio tutto a caso. Come bambini sogniamo in grande, il segreto sta nel riuscire a trasformare quei sogni in realtà. Se ci credi ce la fai. Sempre.”

P “Qualsiasi cosa ci venga in mente che sostenga lo spirito YEP!_Party cerchiamo di mettercela dentro. Se funziona, cerchiamo di farla piu grande. Molte volte passano mesi, sono passati anche anni prima di riuscire a realizzare qualche piccola idea immaginata tempo prima, ma non appena capita il momento, la inseriamo. Abbastanza istintivamente.”

L’ultimo anno è stato sicuramente quello di più successo, segnato da delle ospitate non da poco. Come avete fatto a convincerli a venire qua?

T. “E se fossero stati loro a chiedercelo? E comunque è abbastanza semplice, li paghi.”

P. ”Abbiamo avuto modo lo scorso anno di conoscere Micah The Violinist, il performer di casa ad Ibiza, durante la stagione estiva che abbiamo passato presso gli stabilimenti balneari Singita di Marina di Ravenna e Roma. La sua performance tecnica e delirante sopra il beat del dj ci ha affascinato. Dava alla musica quella cosa in più, e questo sposava perfettamente la causa YEP!_Party. Arrivato lui per lo YEP!_Party EXTRADATE di questo gennaio accompagnato da Ruben Moran (sassofonista anche lui di primo livello) a ruota sono seguiti Manuel Moore (chitarrista) e Lara Taylor e Lorena de Tena (cantante e tastierista). Diciamo che il primo esperimento è andato bene, l’abbiamo proseguito. ☺“

YEP!_Party – Genuine Fashion Destroy Party – #8 from Heroes_Art on Vimeo.

In generale a che target di pubblico mirate?

P. ”Ci piace pensare che lo YEP!_Party possa essere una festa per tutti, senza particolari canoni. La base sta nel divertimento e nel coinvolgimento quindi tutti potenzialmente potrebbero parteciparvi. YEP!_Party non vuole essere qualche cosa di esclusivo. Inclusivo si può dire?.”

In molti si lamentano che lo Yep è pieno di ragazzini giovani…troppo giovani. È vero? Se si, secondo voi perché quelli più grandi vi snobbano?

T. “Non sono ancora stato accusato di maltrattamenti a minori o cose del genere. Lavorando come Heroes_Art non solo sull’organizzazione di eventi ma anche e soprattutto su t-shirt, è abbastanza impossibile non fare presa su ragazzi non ancora maggiorenni, sono loro i nostri primi clienti. Oltre al fatto che chi viene allo YEP!_Party sa che è una festa dove ti sfoghi, liberi tutto, non ti fai problemi, non ti tiri, non te la tiri, salti sudi e torni a casa svuotato.

P “…che poi in realtà non badiamo troppo a questa cosa. Crediamo che alle feste ci si vada per divertirsi e passare dei momenti in spensieratezza, per noi è cosi perlomeno, quindi chi c’è c’è, chi non c’è non c’è sostanzialmente ☺ Quello su cui lavoriamo è fare qualcosa di bello per chi c’è.”

In generale, come pensate di essere visti? È innegabile che spendiate molte energie in strategie comunicazionali efficaci

P. “Piu che strategia direi che ci siamo noi dietro. Esprimiamo Il nostro modo di vedere la cosa. Tutto qui.

T. “Non mi sono mai chiesto cosa pensino gli altri di me o di noi, so che siamo un esempio da seguire per alcuni, un esempio da non seguire per altri.”

Ricordo che una volta durante la serata c’era la “heroes girl” (o “ragazza heroes”?) che girava con addosso le vostre magliette ad allietare gli occhi dei maschietti. Che fine ha fatto? Rivedremo ancora tutto quel ben di dio?

T. “Se per “ben di dio”intendi Paola di Benedetto, non lo so, abbiamo avuto l’onore di averla con noi qualche sera, è stata protagonista di uno dei video promo YEP!, sta facendo tante cose, come noi stiamo portando avanti le nostre. Se ci saranno altre occasioni come no, volentieri.

P. “Quella era una cosa nata per creare del materiale foto/video che contestualizzasse l’idea grafica delle nostre t shirts nella situazione YEP!_Party. Non saprei dirti ora se la ripeteremo o no. Vediamo cosa ci passa per la testa.

NDR. Tanto per capirci, è di questo che stiamo parlando

YEP! PARTY – HEROES ART – OFFICIAL VIDEO 2013 from Heroes_Art on Vimeo.

Dici yep e immagini fiumi di alcol interminabili. Diteci la verità, quanto male state il giorno dopo?

P “Il giorno dopo è un mix di smarrimento, hangover e adrenalina residua. Durante la serata gli accorgimenti tecnici da tenere sotto controllo per lo show sono tanti, quindi il livello di attenzione è alto, ma cerchiamo sempre comunque di non distogliere troppo l’occhi dalla situazione ‘party’ ☺. Ci piace poterlo valutare poi anche dall’interno.

T “Tantissimo. Ma ne vale la pena.”

Avete provato a portare questa festa fuori dai confini vicentini. Come è andata?

T “Come in casa. Fiumi di alcol interminabili e bla bla.. ahahaha no dai. Siamo stati a Pag, sull’isola del divertimento che ogni anno attira migliaia di persone da tutto il mondo ospitando artisti incredibili. Abbiamo aperto ai Justice, che già detta così è da pelle d’oca. É stata un esperienza, c’ha insegnato molto: soprattutto che se c’è vento, il traghetto per Pag te lo scordi e ti fai una coda interminabile.”

P “Abbiamo fatto il giro di tutta la Croazia per tornare. E’ stato istruttivo dai.”

I magnagatti si confermano sempre il pubblico più molesto?

P “Ci diamo da fare si”

T “Si. Li abbiamo educati per bene.”

Questa stagione si concluderà con lo yep festival. Parlatecene un po’ e convinceteci che sarebbe blasfemo mancare

P “Sarebbe blasfemo mancare semplicemente perché il 7giugno in più di 10 ore di musica (party + afterparty) ci sarà tutto quello che ci è successo negli ultimi 2 anni. Tutti gli artisti coinvolti, tutti i djs, centinaia di T shirts e delle strutture scenografiche imbarazzanti. Le dimensioni contano ☺ Quindi per chi gia ama YEP!_Party vogliamo che sia fenomenale, e per chi ancora non lo conosce o lo conosce per sentito dire, che possa funzionare da enciclopedia YEP!”

T “Gia mettere “yep festival” e “mancare” nella stessa frase è un bel bestemmione. Il 7 Giugno ci saranno tutti. Anche i miei. L’idea è quella di dare al pubblico qualcosa che, in una location come Campo Marzo, nessuno abbia mai visto. E nemmeno pensato. Ci saranno musicisti, dj, dj con musicisti, ballerini di break-dance, ballerine, giocolieri, trapezisti, trampolieri, un minestrone di arte e talento il tutto confezionato e spinto da piu di 100 metri quadrati di proiezioni…”

YEP documentary2014 from Heroes_Art on Vimeo.

Call for Tape / Call for Perfomances
Di Valeria Zane

E’ iniziato tutto il 12 aprile 2014 con un concerto in occasione dell’esecuzione dell’opera su nastro Omaggio a Emilio Vedova (1960) di Luigi Nono. La Call for Tape indetta per questo evento ha visto l’adesione di centinaia di compositori provenienti da tutto il mondo, ma solo otto selezionati hanno avuto la possibilità di affiancare l’opera del grande compositore e vederla eseguita nell’isola della Giudecca, luogo nel quale Luigi Nono risiedeva.

Si è aperto così il primo dei concerti di musica acusmatica di PAS-E, gruppo di compositori e musicisti che in tutta autonomia e indipendenza lavora a Venezia dal 2009. In questi anni si sono susseguite masterclass, eventi di alta formazione e concerti che hanno coinvolto compositori e musicisti tra i quali Pierluigi Billone, Luigi Gaggero e La Dolce Maniera, Silvana Torto, Marco Fusi e Agostino Di Scipio; portando nei luoghi delle laguna prime assolute di Ambrosini, Antignani, Del Prete, Gervasoni, Gourzi, Maestri, Motsch, Politano, Solbiati e Yeznikian.

Il secondo appuntamento è stato il 10 maggio con Call for Tape #2 in occasione dell’esecuzione di Stria di John Chowning. Quest’opera, commissionata dall’IRCAM (Parigi, 1977), è forse il più interessante lavoro del compositore americano, pioniere della computer music impegnato soprattutto nella ricerca: tra le sue scoperte l’algoritmo della sintesi di modulazione della frequenza FM (utilizzato della Yamaha nei synth GS1 e DX7). Per questo evento sono state selezionate cinque opere di compositori provenienti da Giappone, Italia, Germania, Grecia e Scozia che si sono susseguite durante il concerto presso la Giudecca.

Da qui la chiamata di Agostino Di Scipio: Emergenze Sonore.
Nel panorama dell’arte acusmatica la figura che più unisce il mondo della musica sperimentale con l’universo dell’arte contemporanea è Agostino Di Scipio. Indagatore e studioso dei metodi di sintetizzazione del suono ha focalizzato la ricerca sull’interazione tra uomo-macchina-ambiente. In questa personale e indipendente analisi sonora le sue opere si concretizzano sia in brani in forma di concerto che in installazioni site-specific e room-dependent. Di Scipio, grazie al suo particolare lavoro, ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali nella veste di compositore e di artista radicale di ecosistemi sonori. Notes#05 / Emergenze Sonore si è svolto in forma di laboratorio-masterclass nei giorni 16-17-18 maggio dove i cinque partecipanti (selezionati tramite una call internazionale) hanno avuto la possibilità di lavorare all’allestimento site-specific delle proprie opere elettroacustiche sotto la supervisione dell’artista. A conclusione di questa ‘chiamata’ il concerto all’interno dello _Spazio Bocciofila (Giudecca), una galleria d’arte raccolta e intima dove sono state presentate le opere musicali. La particolarità e il fulcro di questi lavori è la relazione fra processi sonori digitali e il luogo fisico dell’esecuzione. In questa esposizione sonora, infatti, ha avuto grande rilevanza il luogo scelto perché durante le tre giornate i partecipanti hanno rielaborato la propria opera rispetto allo spazio rendendo l’evento unico e irripetibile, mettendo in relazione le architetture visibili con quelle udibili.

EmSO_1

EmSO_2

EmSO_3

EmSO_4

EmSo_5

Positive Magazine numero 3 – compralo ora dal nostro sito